Muga Bianca - Pasubio
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 19,47 km²
- Tipo: ZSC
- Codice: IT3120171
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 19,47 km²Qualità
Area ad elevata variabilità ambientale, poco antropizzata e a naturalità elevata. Apprezzabile contingente di specie endemiche e di rarità floristiche. Il sito è di rilevante interesse nazionale e/o provinciale per la presenza e la riproduzione di specie animali in via di estinzione, importanti relitti glaciali, esclusive e/o tipiche delle Alpi. Uno dei caratteri salienti del sito è dato dalla presenza relitta del pino cembro, l'unica nota nelle Prealpi sudorientali. Area di interesse internazionale per il transito di molte specie migratrici a medio e lungo raggio nel periodo tardo estivo e autunnale (migrazione post-riproduttiva).
Altre caratteristiche
Massiccio calcareo prealpino poco antropizzato. Il sito è incentrato sulla selvaggia Val Gulva, dominata da boschi misti, e sull'ondulato altipiano sommitale, dove prevalgono praterie alpine.Sul versante settentrionale del Colsanto, caratteristico rilievo del massiccio calcareo del Pasubio, in ambiente subalpino, domina una pecceta subalpina con cembri sparsi.
Protezione e conservazione
Monitorare il pascolamento e lo sfalcio, in alcune parti gestiti in modo irrazionale, affinché siano equilibrati per la tipologia di habitat e di tipo tradizionale.
Ridurre il disturbo da calpestio dovuto all’elevata pressione turistica di escursionisti e biker, anche fuori sentiero (soprattutto nelle zone di vetta e di fortificazione della prima guerra mondiale).
Evitare la costruzione di nuove strade forestali e di nuove infrastrutture (soprattutto in corrispondenza di stazioni di crescita di specie endemiche e in lista rossa).
Limitare l’avanzata degli arbusti soprattutto nelle stazioni di specie endemiche e di specie in lista rossa. Per quanto riguarda il popolamento a pino cembro nel biotopo Muga bianca, è opportuno monitorare l’avanzata del larice e favorire il pino con le tecniche selvicolturali più idonee.
Ripristinare le zone umide quali pozze d’alpeggio, fontane e sorgenti utilizzate dalle mandrie durante il pascolo. Tali interventi, oltre a permettere ai bovini di pascolare su una maggiore porzione di territorio, assumono un notevole significato ecologico nei confronti di specie esigenti da un punto di vista ambientale, incrementando in tal modo la biodiversità del territorio.
Incentivare il più possibile l’espansione del pascolo, evitando di concentrarlo sulle superfici più comode e più produttive, ma di indirizzarlo anche sui versanti più acclivi, pur mantenendo una contenuta presenza di formazioni cespugliose.
Sorvegliare le eventuali raccolte da parte di botanici collezionisti.
Evitare ogni forma di disturbo nei pressi di nidi occupati e nelle vicinanze delle arene di canto (Gallo forcello), ad es. lavori forestali, riprese fotografiche e osservazione diretta non a scopo scientifico.
Conservare in maniera generalizzata l’abete bianco, in quanto essenza arborea preferita dai picidi per lo scavo delle cavità di nidificazione, successivamente utilizzate dalla civetta capogrosso.
Garantire la tutela integrale dei luoghi dove sono noti siti di nidificazione, evitando la costruzione nelle immediate vicinanze (alcune centinaia di metri) di sentieri, palestre di roccia, strade.
Promuovere l’adozione di criteri di gestione forestale basati sulla selvicoltura naturalistica attenta alla conservazione delle piante deperienti con cavità naturali, all’articolazione strutturale del bosco, al mantenimento di piante ad alto fusto utilizzate come posatoi, al rispetto delle specie eduli, alla conservazione in bosco di formicai e necromassa vegetale.
Conservare le aree aperte quali radure e pascoli, contenendo le invasioni legnose tramite decespugliamento.
Incentivare il più possibile l’espansione del pascolo, evitando di concentrarlo sulle superfici più comode e più produttive, ma di indirizzarlo anche sui versanti più acclivi, pur mantenendo una contenuta presenza di formazioni cespugliose.
Direttiva Habitat (Natura 2000)