Coenonympha oedippus
Tassonomia
  • Regno: Animalia
  • Phylum: Arthropoda
  • Classe: Insecta
  • Ordine: Lepidoptera
  • Famiglia: Nymphalidae
  • Genere: Coenonympha
Statistiche

Numero osservazioni: 22

Specie segnalata in 4 aree protette, 2 habitat e in 3 database

Liste Rosse
  • Regionale: LC (Least Concern - Minor preoccupazione)
Protezione internazionale
  • Convenzione di Berna
    • II (Appendice II)
  • Direttiva Habitat (92/43/EEC)
    • II (Allegato II)
    • IV (Allegato IV)
Descrizione generale (habitat, ecologia, minacce)

Coenonympha oedippus è una farfalla un tempo diffusa in gran parte dell’Europa centrale, ma oggi risulta presente solo con popolazioni sporadiche, piccole e frammentate, tanto da essere considerata una delle specie più minacciate del continente.

È stata inserita all'interno degli allegati II e IV della Direttiva Habitat e dell'allegato II della Convenzione di Berna. In Italia è segnalata in alcune aree umide della fascia prealpina e della Pianura Padana, dove si trova in modo sporadico e con popolazioni molto localizzate: basti pensare che 14 delle 108 popolazioni conosciute nel nostro Paese si siano estinte tra il 1851 e il 1987.

In Italia la specie, che ha una scarsa mobilità, si trova esclusivamente nelle zone umide con vegetazione erbacea dominata da Molinia coerulea: con una sola generazione annuale, l’adulto vive poche settimane, dalla seconda metà di giugno fino alla prima settimana di luglio.

La deposizione delle uova avviene sulla parte centrale di piante quasi sempre verdi di Molinia cerulea e Calluna vulgaris: ogni femmina depone una media di 10 uova per pianta. I bruchi si nutrono soltanto di M. coerulea. 

La specie sverna allo stadio di larva: durante la stagione primaverile i bruchi si nutrono di Carex spp. e Molinia e s’impupano a terra o su gli steli di Calluna e altri arbusti.

Stato di conservazione

La specie è segnalata segnalata in 10 siti e nei seguenti habitat

La progressiva scomparsa del suo habitat rappresenta la principale causa del declino, aggravata sia dall’intensificazione delle pratiche agricole sia dall’abbandono dello sfalcio dei prati, due fattori che compromettono gravemente le condizioni ecologiche necessarie alla sopravvivenza della specie.