IT3120024 / Zona Umida Valfolriana
Dettagli dell'Area Protetta
Superficie
Superficie totale: 2,03 km²
Biodiversità
Specie in Direttiva Habitat: 1
Specie in Direttiva Uccelli: 2
Qualità

Eccezionale complesso di torbiere di diversa tipologia, distribuite su un versante boscoso, con una flora e vegetazione molto rare e in regressione in tutta la catena alpina. Stato di conservazione ottimo. Si tratta di un biotopo di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili, nonchè di interesse ornitologico per la presenza di specie tipiche dell'avifauna alpina. Presenza di invertebrati dell'allegato II che indicano buona naturalità delle acque correnti.

Altre caratteristiche

Complesso di torbiere distribuite sul versante di sinistra della Val di Fiemme, sopra il paese di Valfloriana; le torbiere occupano bacini di esarazione glaciale disposti a quote diverse; una torbiera è di sella. La vegetazione è quella delle torbiere di transizione (in alcuni casi è ancora presente un laghetto residuo) e delle torbiere piane fonticole. Sono presenti habitat di particolare interesse non compresi nell'all.I della direttiva 92/43/CEE, in particolare: Caricion fuscae (10%).

Protezione e conservazione
Habitat
12
Misure
4
Minacce
4

Misure di conservazione

È importante mantenere la coesistenza di praterie e ambienti forestali, bloccando l’avanzata del bosco e riuscendo magari nel contempo a strappare alla foresta qualche nucleo di nardeto non ancora completamente invaso da specie legnose. È irrealistico naturalmente ipotizzare il ritorno alla situazione di qualche decennio fa, dove questa vegetazione era veramente estesa, ma si potrebbe pensare alla possibilità di continuare lo sfalcio dell'erba su piccole superfici intorno alle baite o negli appezzamenti di prato tutt'ora più estesi e meglio conservati. In particolare i cosiddetti "Pradi de le fior" meritano, anche per la loro bellezza paesaggistica, una particolare attenzione. In questo caso, data la possibilità di accesso e la relativa vicinanza con la Malga Sasso, si potrebbe ipotizzare un coinvolgimento dei gestori della malga stessa.

Minacce e motivazioni

Negli ultimi decenni c'è stato un abbandono della pratica della monticazione e della fienagione che un tempo era certamente assai diffusa in zona. Una precisa testimonianza in questo senso è fornita dalla presenza di decina di baite, molte delle quali ormai ridotte a dei ruderi, che punteggiano l’intera area nonché dal reticolo di sentieri presenti. A seguito dell'abbandono il paesaggio anticamente modellato dall’azione dell’uomo, si sta profondamente modificando, con conseguenze differenti sulle varie specie e i diversi habitat. Le entità legate all’ambiente forestale vengono certamente favorite da questo processo evolutivo, al contrario specie legate agli ambienti aperti (in questo caso soprattutto nardeti) sono certamente svantaggiate dalla progressiva rarefazione del proprio habitat.

Habitat interessati
  • 6230* - Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell'Europa continentale)
  • 6520 - Praterie montane da fieno

Misure di conservazione

Evitare qualsiasi altro intervento potenzialmente in grado di modificare il livello della falda. Un intervento attivo che potrebbe essere realizzato alla Palu dal Col e alla Palù dei Fieri sarebbe quello di rallentare il deflusso delle acque con la creazione di una piccola barriera che abbia come effetto anche quello di ridurre la profondità del canale di drenaggiocentrale. Questo tipo di intervento, se si dimostrerà efficace per "ringiovanire" le torbiere e per creare qualche invaso a vantaggio della fauna anfibia, potrebbe essere applicato anche in altre zone umide del biotopo.

Minacce e motivazioni

Le torbiere rappresentano l'habitat più interessante del biotopo e meritano un'attenzione particolare. Questi particolari ambienti hanno subito gli effetti di una presenza umana quasi costante per un lungo periodo di tempo: in passato venivano regolarmente sfalciati, almeno ai margini, e in alcuni casi veniva addirittura scavato al centro un canale di drenaggio per favorire la loro trasformazione in prati falciabili. Nonostante questi impatti le torbiere presenti non sembrano mostrare in generale evidenti segni di processi dinamici in atto e si trovano ancora in un buono stato di conservazione. Le torbiere che attualmente sono da considerarsi più a rischio sono la Palu dal Col e la Palù dei Fieri. Nella prima di queste soprattutto è evidente un certo disseccamento superficiale con regressione degli sfagni e una corona esterna colonizzata da piccoli individui di abete rosso, larice e alcuni esemplari di Salix pentandra e Alnus viridis. Entrambe queste torbiere sono attraversate da un piccolo corso d'acqua il cui alveo potrebbe essere stato approfondito in passato per favorire il drenaggio della torbiera.

Habitat interessati
  • 91D0* - Torbiere boscate
  • 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 3130 - Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
  • 3220 - Fiumi alpini con vegetazione riparia erbacea
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili
  • 7150 - Depressioni su substrati torbosi del Rhynchosporion
  • 3160 - Laghi e stagni distrofici naturali

Misure di conservazione

Sarebbe tollerabile un limitato processo di recupero delle baite abbandonate, sempre qualora lo stesso non si traduca nel tracciamento di nuove strade o nella trasformazione, anche parziale, in strade dell’attuale rete di sentieri. Il recupero delle baite dovrebbe però essere vincolato al rispetto assoluto per le torbiere e al mantenimento, da parte dei proprietari, delle aree prative circostanti, così da bloccare il fenomeno dell’espansione della copertura boschiva, oppure al ripristino di aree aperte in via di rimboschimento. In particolare è stato predisposto un Piano di recupero del patrimonio edilizio montano che favorisce il recupero della pratica dello sfalcio delle pertinenze associato alla possibilità di intervento edilizio. Inoltre il Piano non inserisce la previsione di nuova viabilità. Sarebbe infine importante limitare al minimo indispensabile o addirittura evitare il tracciamento di nuove piste di esbosco.

Minacce e motivazioni

L’attuale presenza antropica sull’area è incentrata soprattutto in vicinanza di una dozzina o poco più di baite che vengono utilizzate prevalentemente durante i week-end nella bella stagione o quali punti di appoggio per le operazioni forestali e per l'attività venatoria. La frequentazione umana non appare particolarmente disarmonica rispetto alle esigenze di tutela delle emergenze ambientali qui presenti.

Habitat interessati
  • 6230* - Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell'Europa continentale)
  • 6520 - Praterie montane da fieno

Misure di conservazione

Promuovere la selvicoltura naturalistica, ad esempio con rilascio permanente in bosco di alberi superiori ai 90 cm di diametro (in particolare tutti quelli che presentano fori aperti da picchi o comunque tracce dell’attività di scavo di questi ultimi) e di un numero indicativo di 15-20 piante adulte ad ettaro (tali soggetti potranno anche essere segnati). Sarebbe estremamente opportuno prevedere il rilascio in bosco di necromassa da schianti o morie naturali in quantità indicativa pari a 10 mc/ha e ridurre il periodo delle utilizzazioni forestali, escludendo le stagioni invernale e primaverile. È inoltre da evitare l’ulteriore frammentazione della pecceta con infrastrutturazioni o cambi di copertura. Sembra infine opportuno individuare delle superfici in cui la foresta venga lasciata alla sua evoluzione naturale, esente da interventi di qualsiasi tipo. Questo tipo di gestione dovrebbe interessare per intero la cembreta e le porzioni più mature e conservate della pecceta.

Minacce e motivazioni

La foresta di pino cembro e rododendro e la foresta subalpina di abete rosso rappresentano la struttura base che caratterizza la quasi totalità della superficie del biotopo. Per quanto meno pregevoli dal punto di vista floristico-vegetazionale rispetto agli ambienti di torbiera, rivestono un elevato significato per molte specie di animali, specialmente uccelli quali picidi e strigidi, e quindi, in generale per il valore ecologico/funzionale dell’intera area protetta. Soprattutto nella foresta di abete rosso, vengono ancora effettuati capillari interventi silvicolturali che, anche se non alterano in modo radicale la struttura della foresta, provocano diversi tipi di alterazioni che riguardano la composizione floristica erbacea (ingresso di specie eliofile e nitrofile a scapito delle specie nemorali) e l'abnorme sviluppo degli strati erbaceo e arbustivo.

Habitat interessati
  • 9410 - Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea)
  • 9420 - Foreste alpine di Larix decidua e/o Pinus cembra
Direttiva Habitat (Natura 2000)
Habitat
9
Specie (Direttiva)
47
Pressioni/Minacce
4
Classi habitat
4
Mappa delle osservazioni