Tre Cime Monte Bondone
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 2,23 km²
- Tipo: ZSC
- Codice: IT3120015
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 2,23 km²Qualità
Ambiente alpino calcareo ricco di flora e di associazioni vegetali tipiche dei rilievi prealpini; stato di conservazione ottimo. Il sito è di rilevante interesse nazionale e/o provinciale per la presenza e la riproduzione di specie animali in via di estinzione, importanti relitti glaciali, esclusive e/o tipiche delle Alpi.
Altre caratteristiche
Le Tre Cime del Cornetto, Doss d'Abramo e Cima Verde costituiscono la parte sommitale del gruppo del M. Bondone; da esse si diparte verso nord una valletta, in passato occupata da un piccolo ghiacciaio, che ha depositato un interessante sistema di morene frontali, a forma di anfiteatro. La vegetazione è formata da boschi di faggio, mughete e pascoli alpini.
Protezione e conservazione
È utile il taglio dell’ontaneta con martellante in aree ex prative/pascolive B caratterizzate da un grado di incespugliamento non eccessivo (cotica ancora presente), con la creazione di mosaici tra zone a pascolo e zone cespugliate. Gli interventi dovrebbero partire da un rilievo che rompa l’uniformità del versante ed estendersi irregolarmente a raggiera, a spirale o a mosaico, seguendo la morfologia e l’andamento del terreno, ed aprendo delle radure di 30-50 m di lato. I sorbi devono essere rispettati e anzi, valorizzati. Le ripuliture e i disboscamenti potranno interessare il 10-20% della superficie cespugliata. Alla fine delle operazioni, la superficie trattata dovrebbe presentare una copertura legnosa discontinua, interrotta da aree convertite o mantenute a prato. Tutto il materiale tagliato dovrebbe essere trinciato, o accatastato in cumuli utilizzabili dalla fauna minore. Le operazioni vanno eseguite verso la fine di agosto per non disturbare lo sviluppo dei nidiacei. L’anno successivo si deve poi provvedere all’eliminazione dei polloni eventualmente cresciuti alla base dei cespugli tagliati.
In Val d’Eva è presente una delle migliori arene di canto del fagiano di monte. A causa di una diminuzione dei capi alpeggianti, si è instaurata una dinamica vegetazionale negativa per la specie, in quanto le aree a pascolo sono colonizzate gradualmente dall’ontano verde. La presenza di impianti di abete rosso realizzate negli anni 1960 - ’70 contribuiscono a ridurne ulteriormente l’habitat.
Si propongono interventi di controllo delle dinamiche molto finalizzati, e A consistenti essenzialmente nel taglio dei nuclei di accrescimento della mugheta. L’individuazione dei soggetti da rimuovere può essere effettuata contemporaneamente al taglio. Un metodo efficace è, ad esempio, lo sradicamento delle giovani piante in zone aperte. Il materiale tagliato andrebbe asportato e comunque accumulato in punti in cui non vi è presenza di specie importanti floristicamente. Trattandosi di aree non raggiungibili con mezzi meccanici, gli interventi andranno effettuati manualmente, nel periodo fine estate-inizio autunno.
In Val del Merlo e in zona Pozze si trovano due arene di canto del fagiano di monte. Questi habitat sono caratterizzati da un mosaico ambientale diversificato, con alternanza di lariceti, praterie pingui e mughete su suoli acidificati. Le dinamiche vegetazionali in atto tendono però verso una semplificazione dell’ambiente, conseguente all’invasione delle aree prative da parte del pino mugo. Trattandosi di un grosso arbusto capace di generare una copertura molto chiusa, il mugo, come l’ontano verde, una volta insediatosi, tende a bloccare un’ulteriore evoluzione verso il bosco. Queste dinamiche vegetazionali sono sfavorevoli al fagiano di monte, in quanto portano alla scomparsa delle arene di canto, e ad altre specie di ambienti aperti.
Habitat interessati
- 6170 - Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine
In Val d’Eva si propone di favorire il pascolo estensivo e di effettuare A ripuliture e disboscamenti che potranno interessare il 10-20% della superficie cespugliata e dovranno salvaguardare gli eventuali nuclei arborei, se ormai affermati, e qualche tratto di siepe. Tali interventi andranno effettuati nel periodo autunnale e potranno prevedere l’impiego di martellante. In Val del Merlo si propone di far ritornare il pascolo estensivo, di realizzare, anche con l’ausilio di macchinari leggeri, esclusivamente nel periodo autunnale e nella misura del 5-10 %, tagli di eventuali specie legnose invasive (lasciando qualche tratto di siepe e singoli soggetti arborei che costituiscono habitat importanti per numerose specie animali), eliminazione degli eventuali accumuli di paglia, mediante sfalci a scacchiera o a mosaico, su aree di limitata estensione, e di rispettare corridoi di 5-10 metri d’ampiezza dove la vegetazione possa proseguire la sua evoluzione naturale. In entrambe le aree sono da evitare le trasemine, le concimazioni e l'utilizzo di mangimi.
Le praterie delle Viote sono il risultato dei disboscamenti avvenuti nei secoli passati (1700-1800). La dinamica attuale è rivolta verso una lenta ricolonizzazione degli ambienti aperti da parte degli arbusti, a causa di un abbandono delle pratiche agricole tradizionali (pascolo, sfalcio ecc.). Dopo l’istituzione della Riserva Integrale inoltre l’alpeggio in Val del Merlo è stato vietato e ciò ha determinato un generale incespugliamento della superficie a pascolo, che presenta oggi una cotica erbosa infeltrita.
È importante una rigorosa delimitazione dei sentieri presenti nell’area delle Tre Cime del Monte Bondone, in modo da convogliare le persone sui tracciati che passano al di fuori o al confine della Riserva, e precludere invece i sentieri che passano attraverso la Riserva, ad eccezione del classico sentiero delle Tre Cime del Monte Bondone. Sostituire quindi e aggiornare la cartellonistica presente nella Riserva
La riserva è percorsa da un numero elevato di escursionisti nel periodo estivo e da motoslitte e praticanti dello sci-alpinismo, nel periodo invernale. La cartellonistica esistente è insufficiente e non soddisfa le nuove esigenze gestionali dell’area. Ad esempio, lungo il perimetro della Riserva sono dislocate alcune indicazioni di un “sentiero naturalistico” che attraversa la Val del Merlo e che si vorrebbe rendere inagibile. I pannelli indicanti i confini della Riserva sono in cattivo stato di conservazione, e non riportano indicazioni riguardo le attività vietate nella Riserva. Infine ogni anno viene organizzata una competizione scialpinistica in Val del Merlo, dove probabilmente si trovano anche i territori di svernamento, oltre a quelli riproduttivi (arene di canto), del fagiano di monte. L’intensità e la continuità del disturbo antropico legato agli sport invernali, oltre all’andamento climatico stagionale, può rivelarsi determinante per garantire la sopravvivenza locale con buone densità della specie.
Si consiglia la presenza costante di personale addetto alla sorveglianza della Riserva, soprattutto nelle aree e nei periodi maggiormente critici per l’ornitofauna. Nel caso del fagiano di monte, ad esempio, la fotografia naturalistica praticata in primavera sulle arene di canto può comportare l’abbandono dell’arena da parte dei soggetti disturbati, e influire sul successo riproduttivo della specie. Si consiglia inoltre un controllo del pascolo ovino in quota, al fine di evitare sconfinamenti troppo ampi nella Riserva Integrale
Una conservazione rigorosa dell’ambiente, com’è previsto nel caso di una Riserva Integrale, richiede una minimizzazione delle attività antropiche. Le azioni di sorveglianza risultano quindi indispensabili per garantire una corretta gestione del sito. Anche il pascolo incontrollato può risultare dannoso.
Si propone di intervenire con operazioni di rimodellamento e diradamento, in modo da interrompere l’eccessiva uniformità dei soprassuoli artificiali coetaneiformi e aumentare l’articolazione dei diversi livelli della foresta. Gli interventi dovranno essere di limitata estensione e andranno effettuati nel periodo autunnale. In pratica si tratterà di individuare alcune aree (10 % del totale) all’interno degli impianti, e creare delle radure di dimensioni contenute (20-30 m2), a ridotta visibilità e di forma sinuosa per aumentare le zone di margine. Si dovrà prestare particolare attenzione affinchè i diradamenti non compromettano la stabilità degli impianti artificiali, e tenere in conto la possibile presenza di specie ornitiche protette.
Nella parte settentrionale della Riserva sono presenti dei rimboschimenti artificiali a prevalenza di conifere (Picea e Larice), iniziati a partire dal 1929. Questo habitat è importante per i Passeriformi e i rapaci notturni e diurni di foresta (Strigiformi, Accipitriformi gen. Accipiter), quando non è caratterizzato da densità troppo elevate che impediscano la crescita di vegetazione del sottobosco, e quando è associato ad altre essenze arboree come il faggio e l’abete bianco. La struttura dei rimboschimenti in questione denota invece la prevalenza della serie coetanea per grandi gruppi rispetto a quella disetanea. La configurazione generale è quella di un complesso con aree ad estesa omogeneità strutturale, che può determinare possibili conseguenze sulla rinnovazione e sulla stabilità a lungo termine. Strutture artificiali particolarmente dense e poco accessibili possono comunque trovare una loro giustificazione nelle fasce esterne, quale protezione dall’eccessivo carico turistico per i popolamenti a maggior valenza, maggior naturalità o che si ritiene di voler tutelare più attentamente.
Habitat interessati
- 9410 - Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea)
Rimuovere parzialmente la staccionata in legno presente lungo le aree a pascolo e le aree boscate.
In bassa Val del Merlo arbusti e piccoli alberi stanno lentamente ricolonizzando le aree a pascolo, che presentano una cotica erbosa infeltrita. L’eliminazione parziale della staccionata permetterebbe ai capi alpeggianti di pascolare liberamente in bassa Val del Merlo, favorendo in questo modo il ringiovanimento della cotica erbosa e il contenimento dell’avanzata degli arbusti.
Lasciare ad evoluzione naturale i boschi naturali della Riserva
Il territorio della Riserva Integrale è costituito prevalentemente da boschi maturi dove è importante conservare piante morte e/o marcescenti in piedi e la necromassa a terra. Tale pratica selvicolturale avvantaggia non solo alcune specie di uccelli (Picidi, Strigiformi) ma porta benefici a tutto l’ecosistema forestale. La salvaguardia assoluta di zone a ghiaione o a rocce affioranti, sono altre azioni, peraltro già adottate, di garanzia al mantenimento della biodiversità come strumento di ricchezza e di stabilità.
Direttiva Habitat (Natura 2000)