Redebus
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 0,1 km²
- Tipo: ZSC
- Codice: IT3120036
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 0,1 km²Biodiversità
Specie in Direttiva Habitat: 0Specie in Direttiva Uccelli: 0
Qualità
Esempio di torbiera fonticola di pendio, in un contesto forestale in buon stato di conservazione. Presenza di invertebrati dell'allegato II che indicano buona naturalità delle acque correnti.
Altre caratteristiche
Sono presenti habitat di particolare interesse non compresi nell'all.I della direttiva 92/43/CEE, in particolare: Torbiera di pendio poco sotto il valico omonimo, sull'Altopiano di Pîné, in una radura della pecceta, con la vegetazione delle torbiere piane fonticole. Sono presenti habitat di particolare interesse non compresi nell'all.I della direttiva 92/43/CEE, in particolare: torbiere acidofile (Caricion fuscae, 70%), Molinion (10%).
Protezione e conservazione
Al fine di garantire il mantenimento della struttura e delle funzioni peculiari del biotopo è necessario porre in essere una limitazione d’uso della risorsa ambientale. Si consiglia la presenza regolare di personale addetto alla sorveglianza, per verificare che nei periodi maggiormente critici per l’ornitofauna (periodo riproduttivo e di svernamento) tutte le attività antropiche presenti nell’area interessata dal biotopo vengano ridotte. Si consiglia di prevedere il divieto di caccia all’interno dell’area protetta per evitare i danni da calpestio connessi con l'approntamento di sentieri, saline e appostamenti fissi.Si consiglia altresì la rimozione di alcune “saline” e di capanni da caccia, posizionati in più punti entro la torbiera. Tali strutture sono infatti in netto contrasto con i principi che stanno alla base dell’istituzione dell’area protetta, e con la sua immagine nei confronti dei visitatori.
L'area del biotopo è un luogo turistico frequentato, trovandosi in prossimità della strada provinciale che collega l’altopiano di Pinè dalla Val dei Mocheni. Il passo del Redebus costituisce inoltre un punto di partenza per diversi percorsi escursionistici. Direttamente collegate al turismo estivo e invernale si individuano una serie di attività ricreative che vengono da anni effettuate in prossimità o all’interno del biotopo: - picnic; - mesotrekking, itinerario di circa 50 km che passa dal Passo del Redebus, e ripercorre una delle strade che venivano utilizzate dai nomadi del Mesolitico; - ippotrekking con apposito sentiero che si snoda all’interno del biotopo; - mountain bike lungo il sentiero forestale o lungo il sentiero Europeo E5; - raccolta piante; - raccolta piccoli frutti; - raccolta funghi; - attività venatoria (testimoniata dalla presenza di saline e di palchi per gli appostamenti); - presenza di una pista da sci nordico; - presenza di una pista per la corsa dei cani con slitte. È in previsione la realizzazione di un sentiero didattico con pannelli didattici relativi ad aspetti naturalisticici ed archeologici in sinergia con il Servizio Beni archeologici.
Habitat interessati
Evitare che qualsiasi intervento futuro possa modificare l'assetto idrico del biotopo. È previsto che nella realizzazione della pista da fondo siano limitati i movimenti terra e vengano evitate le zone umide maggiormente delicate del biotopo. Il tracciato della pista esistente verrà spostato in modo da evitare le aree più vulnerabili mentre l'ampliamento verrà realizzato a scapito della pecceta e garantendo il rispetto dei deflussi verso la torbiera.
Alcuni anni fa sono state scavate nella parte occidentale del biotopo, una serie di canalette di drenaggio che hanno messo seriamente a rischio l’equilibrio idrico della torbiera. Un ampio settore dell'area protetta verso il Passo del Redebus è stato completamente sconvolto per la realizzazione di un deposito legnami. Recentemente è stato presentato un progetto per l'ampliamento della pista da sci nordico che interessa anche il biotopo.
Habitat interessati
Si consiglia un controllo del pascolo ovino negli habitat maggiormente delicati (torbiera di transizione, molinieto e Caricetum davallianae), al fine di evitare stazionamenti delle greggi troppo prolungati che potrebbero apportare un eccessivo carico di sostanza organica e/o procurare danni al cotico erboso di queste delicate formazioni vegetali.
Un possibile impatto può essere dovuto all'eccessivo pascolo ovino in ambienti di molinieto e di torbiera. Il biotopo è infatti frequentato in maniera occasionale da animali in transito, come è testimoniato dalla presenza di zone circolari delimitate da filo pastore fortemente pascolate che, se in alcuni casi limitano l’avanzata della pecceta, in altre situazioni possono generare situazioni di degrado, come la costipazione del terreno. Tale pratica colturale, che nel passato ricopriva un ruolo fondamentale dell’economia delle popolazioni locali, rappresenta oggi una testimonianza storico-culturale di sistemi tradizionali di uso del territorio che non deve essere cancellata anche per il fatto che contribuisce a controllare l'espansione degli arbusti a scapito delle zone aperte.
Sarebbe utile effettuare alcuni interventi puntuali sugli individui di abete rosso che stanno colonizzando le zone umide e i boschi igrofili. Gli interventi dovrebbero prevedere lo sradicamento manuale (molti esemplari sono infatti giovani e/o di piccole dimensioni) o il taglio degli individui di peccio evitando di intervenire sui "bonsai". Gli ontani e i salici vanno invece rispettati e valorizzati. Tutto il materiale dovrà essere accatastato fuori dalle zone umide (ad esempio nella pecceta) e quindi divenire utilizzabile dalla fauna minore. Le operazioni andranno eseguite verso la fine di agosto per non disturbare le fasi più critiche dell’ornitofauna. Il ciclo d’interventi dovrebbe coprire un arco di almeno tre anni e prevedere di eliminare circa il 30 % degli esemplari di peccio che stanno colonizzando le zone umide.
Il biotopo Redebus è circondato quasi per intero da un bosco di peccio in espansione che sta mettendo seriamente a rischio nell’area protetta la presenza di habitat delicati, costituiti da alcune zone umide e da pochi esempi di bosco igrofilo. A causa della diminuzione generale delle cure colturali si è instaurata nel biotopo una dinamica vegetazionale negativa per queste formazioni vegetali che sono gradualmente colonizzate dall’abete rosso. Il mantenimento del mosaico ambientale oggi presente risulta favorevole oltre che per gli habitat citati anche per molte specie tipiche degli ambienti aperti, delle zone umide e dei boschi igrofili. L’espansione della pecceta a scapito di questi habitat particolari porterebbe inevitabilmente ad un sensibile calo nella biodiversità del sito.
Habitat interessati
La pecceta potrebbe essere lasciata ad evoluzione naturale. Uniche eccezioni alla cessazione d’uso sono costituite dalla manutenzione ordinaria dei percorsi di visita individuati, dal taglio di controllo, dei nuclei di accrescimento della pecceta che stanno invadendo le zone umide e dai tagli dei lembi di pecceta nei pressi dei sentieri, nel caso insorgessero pericoli per l’incolumità umana o pericolo di instabilità stazionale. Un accordo va ovviamente preso con l'Asuc di Faida, proprietaria dei boschi in oggetto.
Diverse motivazioni suggeriscono di lasciare ad evoluzione naturale il bosco di peccio all'interno dei confini del biotopo. La scarsissima superficie della pecceta inclusa nell'area protetta, la possibilità di favorire non solo alcune specie di uccelli (picidi, galliformi, strigiformi) ma anche lo sviluppo della fauna minore strettamente legata alla presenza di alberi marcescenti e di necromassa nel sottobosco, e la necessità di evitare che le operazioni selvicolturali non interessino le zone umide molto delicate sono solo alcuni dei motivi che giustificano questa scelta.
Habitat interessati
- 9410 - Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea)
Sarebbe interessante la realizzazione di un piccolo invaso capace di rallentare al suo interno il movimento dell’acqua proveniente dalla sorgente “Acqua Fredda”, favorendo in un prossimo futuro la comparsa di molte specie animali oggi non presenti nel biotopo. Questo bacino potrebbe essere costruito a livello dei forni fusori, evitando quindi di interessare la parte centrale e più delicata del biotopo. La presenza di questo invaso potrebbe anche essere utilizzata per scopi didattici di carattere naturalistico e archeologico.
Nelle indagini faunistiche si è evidenziata l’assenza di alcune specie animali che potrebbero trovare nel biotopo un sito confacente alle loro esigenze vitali e riproduttive qualora fosse presente una raccolta d’acqua libera di dimensioni sufficienti. Nonostante infatti il biotopo Redebus ospiti una zona umida, e quindi sia caratterizzato da una buona presenza di acqua, questa non forma mai un bacino lentico, scorrendo lungo il rio Regnana oppure rimanendo imbibita nel terreno.
Direttiva Habitat (Natura 2000)