Pra' delle Nasse
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 0,08 km²
- Tipo: RNP, ZSC
- Codice: IT3120028
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 0,08 km²Qualità
Si tratta della principale torbiera del Primiero, che ospita un discreto numero di specie rare. Si tratta di un biotopo di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili. Presenza di invertebrati dell'allegato II che indicano buona naturalità delle acque correnti.
Altre caratteristiche
Torbiera piuttosto vasta sita sul fondo della valle subito a ovest di S. Martino di Castrozza, ai piedi del margine orientale della catena porfirica del Lagorai. Sono compresi tratti di ontaneta, saliceti e mugheta (quest'ultima su torba). Sono presenti habitat di particolare interesse non compresi nell'all.I della direttiva 92/43/CEE, in particolare: Caricetalia fuscae (10%).
Protezione e conservazione
Alcuni interventi distruttivi non sono più ripristinabili (piazzale, estrazione della torba). I danni apportati dalla pista da fondo potrebbero invece essere riparati, semplicemente spostando altrove la pista (se ancora utilizzata) e indivuando un paio di passerelle sui fossi e le bassure umide da utilizzare nel periodo estivo come punti di avvistamento lungo il percorso di visita, allontanando però le rimanenti. In ogni caso evitare qualsiasi intervento che possa abbassare il livello di falda.
L'area protetta è facilmente raggiungibile ed è sita in vicinanza di una zona fortemente turistica sia nel periodo estivo che in quello invernale. In passato è stata interessata da pesanti interventi distruttivi. Nella porzione orientale sono ad esempio ancora evidenti i segni dell'estrazione della torba. Lungo il lato sud un massiccio riporto di materiale ha irrimediabilmente eliminato una discreta porzione di zona umida e ne ha deteriorato la porzione limitrofa, oggi colonizzata da Angelica sylvestris. Nel cuore dell'area protetta è stata realizzata una pista per lo sci nordico con la posa di passerelle in legno sui fossi e le bassure umide per il passaggio dei mezzi battineve (oggi la pista non sembra più utilizzata e le passerelle sono state "convertite" in punti di avvistamento).
Monitorare e, laddove necessario, prevedere interventi manuali di contenimento (estirpazione) a carico degli ontani, dei salici e dei pini mughi che manifestano maggior vigore, rispettando viceversa i bonsai, deboli, in cattive condizioni vegetative e con accrescimenti molto limitati. Il materiale sradicato dovrà essere allontanato dalla torbiera (può essere rilasciato sul terreno nella pecceta limitrofa oppure esboscato). Lasciare invece ad evoluzione naturale i boschetti affermati di Alnus incana con Salix pentandra e la torbiera boscata.
Anche se il processo di ritorno del bosco è piuttosto lento a causa della quota elevata (1470 m s.l.m.) che determina un periodo vegetativo relativamente breve, le parti periferiche, soprattutto al lato Ovest e Nord-Est (zona di estrazione di torba) si trasformeranno in tempi medio-lunghi in boschetti di Alnus incana con Salix pentandra. Soprattutto la torbiera intermedia ne farà le spese, come d’altra parte risulta già ora osservabile nella parte Ovest del biotopo. Fino ad un certo punto un ampliamento della presenza del non comune Salix pentandra appare interessante, ma oltre un certo limite essa andrebbe bloccata. La torbiera intermedia è anche minacciata dall’avanzamento della torbiera boscata: giovani piantine di pino mugo si stanno affermando nei tratti meno bagnati della torbiera, favorendo in tal modo l’ulteriore prosciugamento della area su cui si sono stabilite e di conseguenza innescando una dinamica evolutiva di trasformazione della torbiera verso formazioni più mesofile e quindi più banali.
Il fragmiteto andrebbe controllato, bloccandone l’avanzata con tagli selettivi da effettuare ad esempio ogni 3-4 anni quando il terreno è ormai perfettamente gelato ma non ancora coperto di neve (fine novembre-dicembre). Questo intervento potrebbe essere effettuato alternativamente su due metà dell'area, per non sottrarre completamente l'habitat ad eventuali presenze faunistiche legate al canneto. La cannuccia ottenuta non va accumulata nella zona umida ma va allontanata dal biotopo.
Nella parte centrale del biotopo è presente un esteso fragmiteto, che rispetto ad un recente passato (1997) appare più denso. Nel prossimo futuro è presumibile un'ulteriore progressiva diffusione, con effetti negativi, della cannuccia di palude.
Si potrebbe sfalciare la parte orientale del biotopo, ovviamente con un mezzo leggero in modo tale da non danneggiare la cotica e comunque asportando la sostanza organica ottenuta. Il periodo di sfalcio potrebbe essere alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno, cercando di sfruttare un periodo in cui il suolo sia poco bagnato. Lo sfalcio può avvenire una volta ogni due anni.
Lungo il confine Est del biotopo è presente un prato umido a Deschampsia e un popolamento dominato da Carex fusca impreziosito dalla presenza di varie orchidee, che mal sopportano l'infeltrimento della cotica erbosa.
Sarebbe opportuno manutentare con una certa regolarità la segnaletica realizzata dall'ufficio biotopi per evitare che si ingeneri nel passante, anche occasionale, l’idea di un’area protetta in stato di abbandono.
L'area protetta è delimitata da poche tabelle, tra l'altro in parte rovinate.
Si potrebbe realizzare un piccolo bacino per rendere il biotopo ricettivo nei confronti degli anfibi. A questo riguardo sarebbe opportuno individuare un settore del biotopo periferico e caratterizzato da presenze floristico-vegetazionali di minor significato, in corrispondenza di uno dei piccoli rigagnoli che attraversano l’area, così da essere regolarmente alimentato. È presumibile che le rane di montagna e forse anche i tritoni alpestri ma soprattutto i rospi comuni approfitterebbero di questa inattesa possibilità riproduttiva.
Pra delle Nasse si presenta assai poco ricettivo nei confronti degli anfibi, stante l’estrema scarsità di raccolte d’acqua ferma di dimensioni sufficienti.
Direttiva Habitat (Natura 2000)