Palù di Boniprati
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 0,11 km²
- Tipo: ZSC
- Codice: IT3120066
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 0,11 km²Qualità
Vasta area di prati umidi a molinia, in una cornice paesaggistica intatta. Si tratta di un biotopo di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili.
Altre caratteristiche
Vasta area palustre in Valle di Daone, situata in posizione di sella, con prati umidi (molinieti dei substrati acidofili) e prati palustri (cariceti); il settore centrale è occupato da un vasto sfagneto. Sono presenti habitat di particolare interesse non compresi nell'all.I della direttiva 92/43/CEE: Caricion fuscae (5%), Molinion acidofilo (40%), Alnetea glutinosae (5%).
Protezione e conservazione
Da evitare qualsiasi intervento che possa abbassare ulteriormente il livello della falda, é invece opportuno innalzare la soglia dell’emissario, ad es. semplicemente occludendo gradualmente il canale di drenaggio attraverso il riporto di materiali inerti. Tale intervento porterebbe alla reinondazione della porzione più meridionale della torbiera e al rimpinguamento della falda nel resto della conca. Inoltre l’espansione degli invasi riproduttivi avrebbe come conseguenza una diluizione spaziale degli anfibi impegnati nella riproduzione rendono così meno convenienti le azioni di bracconaggio a carico delle rane. Inoltre si possono realizzare alcune nuove raccolte d’acqua, di dimensioni e profondità ridotte, da localizzare in porzioni marginali della zona umida, a oriente del fossato che la percorre. Infine è auspicabile il rimodellamento dello specchio d'acqua libera, attualmente conformato su forma geometrica.
Pochi decenni fa è stato realizzato un canale di drenaggio che raccoglie le acque dell’emissario della torbiera abbassando di parecchi decimetri il livello di falda. Questo intervento ha innescato un processo di progressivo inaridimento della zona umida, che ha comportato l’innescarsi di dinamiche vegetazionali tendenti alla graduale sostituzione delle fitocenosi strettamente palustri e di torbiera con altre meno igrofile e più banali. Ovviamente, la modificazione del bilancio idrico ha portato anche a cambiamenti nel grado di recettività della torbiera nei confronti delle specie faunistiche (soprattutto anfibi).
È necessario controllare i dinamismi della vegetazione mediante sfalci annuali sia nei prati mesofili che nelle zone umide. Le aree che potrebbero essere lasciate alla loro naturale evoluzione sono tendenzialmente quelle che circondano l’attuale specchio d’acqua. Per limitare il più possibile l’influenza negativa nei confronti delle nidificazioni di uccelli sul suolo gli sfalci non dovrebbero essere realizzati prima della seconda metà di luglio, non dovrebbero essere effettuati con mezzi pesanti e il materiale sfalciato dovrebbe essere allontanato. Inoltre il taglio andrebbe fatto per “settori” lasciando quindi una fascia o un bordo di prato non tagliato all’interno della quale gli animali possano comunque trovare rifugio. Se proprio questa soluzione non fosse realizzabile e di conseguenza il prato devesse essere tagliato interamente è comunque importante che le operazioni di sfalcio si svolgano in modo da consentire agli animali di potersi rifugiare in aree dove l’erba non è stata ancora completamente sfalciata. Accanto agli sfalci è necessario il controllo delle conifere e degli arbusti invasivi.
Per l'abbandono delle pratiche colturali tradizionali, si sta assistendo ad un generale incespugliamento delle zone aperte. Nel caso della torbiera ad accelerare questo processo ha contribuito anche l'innalzamento del livello di falda. Questo particolare ambiente sta evolvendo con rapidità verso le fitocenosi dei prati umidi e dei boschetti palustri ed è fortemente minacciato dall'invadenza della cannuccia di palude. Con la scomparsa dell'ambiente di torbiera è scontata anche l'estinzione locale di alcune preziose specie turficole presenti.
Recentemente é stato realizzato un sentiero di visita lungo il periplo della zona umida. Ora vanno approntate idonee strutture didattiche così da informare i frequentatori dell’area circa le peculiarità naturalistiche della stessa e le norme da tenersi al suo interno. Per quanto riguarda le strutture fatiscenti legate al tentativo di sfruttamento sciistico dell'area, sebbene siano parzialmente mimetizzate dalla vegetazione nel frattempo cresciuta, ne va programmato lo smantellamento.
L'area su cui insiste il biotopo rappresenta una frequentata meta turistica. Soprattutto nei fine settimana della bella stagione l’affluenza di visitatori e gitanti provenienti in particolare dalle Valli Giudicarie e dalla Provincia di Brescia è notevole. In passato inoltre nella parte settentrionale della conca dove è ubicata l’area protetta è stato effettuato un tentativo di sfruttamento sciistico: sono infatti ancora presenti piloni metallici di un piccolo impianto di risalita e una baracca di servizio allo stesso, che si presentano in completo stato di abbandono.
È necessario procedere a un preciso controllo degli scarichi che vengono riversati nell'area protetta al fine di valutarne in primo luogo la regolarità e in seconda battuta i rischi di inquinamento, soprattutto organico.
Una serie di abitazioni e di esercizi commerciali circondano il biotopo e il rischio di inquinamento organico delle acque a danno della zona umida e della sua vegetazione appare fondato.
Va monitorato il pascolo ovino negli habitat maggiormente delicati (torbiere), al fine di evitare stazionamenti delle greggi troppo prolungati che potrebbero apportare un eccessivo carico di sostanza organica e/o procurare eccessivi danni al cotico erboso di queste delicate formazioni vegetali.
Nel corso della transumanza delle greggi la conca viene utilizzata quale pascolo temporaneo per gli armenti. In tale occasione pecore e capre vanno a pascolare anche nel biotopo con danni probabilmente limitati per quanto riguarda il danneggiamento della vegetazione ma invece potenzialmente più incisivi relativamente alla “concimazione” del terreno.
Lasciare ad evoluzione naturale i boschetti igrofili affermati. Sarebbe invece consigliabile attuare alcuni tagli a carico delle alberature di peccio in modo da conferirgli un aspetto meno artificiale.
La superfici boscate presenti nel biotopo sono costituite soprattutto da boschetti igrofili e da due artificiali alberature di peccio. Nel caso dei filari di alberi si tratta di una fonte di inquinamento floristico e soprattutto paesaggistico dell’area.
Habitat interessati
- 7230 - Torbiere basse alcaline
Va mantenuto elevato il livello di vigilanza nella zona al fine di prevenire i fenomeni di bracconaggio che hanno luogo nel periodo tardo-invernale e primaverile a danno delle rane di montagna.
In zona sono segnalati casi non isolati di prelievo illegale di anuri. La raccolta degli adulti è particolarmente grave in quanto determina spesso l’eliminazione di femmine che non si sono ancora riprodotte, con pesanti ripercussioni sulla demografia dell'intera popolazione.
Direttiva Habitat (Natura 2000)