IT3120047 / Paluda La Lot
Dettagli dell'Area Protetta
Superficie
Superficie totale: 0,07 km²
Biodiversità
Specie in Direttiva Habitat: 0
Specie in Direttiva Uccelli: 0
Qualità

Torbiera boscata a betulla pubescente, esempio rarissimo e ben conservato di habitat, in tutto il versante italiano delle Alpi. Si tratta di un biotopo di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili.

Altre caratteristiche

Piccolo bacino glaciale sul Dossone di Cembra, scavato nei porfidi, con un boschetto torboso di betulle.

Protezione e conservazione
Habitat
6
Misure
10
Minacce
10

Misure di conservazione

È utile monitorare il fenomeno di incespugliamento della torbiera e, laddove necessario opportunamente contrastarlo, prevedendo interventi di contenimento (eliminazione) a carico degli individui che manifestano maggior vigore, la cui affrancazione dall’acqua è solitamente denotata da lunghe frecce di accrescimento (10 o più centimetri). È molto importante sottolineare la delicatezza di tale intervento la cui realizzazione dovrà avvenire sotto la direzione di una persona esperta, che avrà cura di valutare di volta in volta modalità e tempi dell’intervento, in modo tale da arrecare il minimo disturbo possibile alla restante vegetazione e agli animali che frequentano tale ambiente.

Minacce e motivazioni

È in atto un’invasione arborea-arbustiva in alcuni tratti della torbiera, attraverso l’affermazione di piante sparse, singole o a piccoli gruppi. Questo fenomeno risulta di una certa evidenza per lo più nella porzione centrale della torbiera dove giovani piantine colonizzatrici, sia pino silvestre, che larici e betulle, si stanno affermando singolarmente o a gruppetti di 2-3 individui sui piccoli dossi (spesso sui Bulten meno umidi) o nei tratti meno bagnati. Il più delle volte lo sviluppo di questi individui non ha futuro e termina nel giro di pochi anni, in altri casi le piante sopravvivono per lungo tempo rimanendo però “bonsai”, come quelli che tipicamente caratterizzano i tratti di torbiera boscata. Talvolta però le essenze legnose riescono a trovare le condizioni favorevoli ad un loro sviluppo e cominciano a crescere più o meno rapidamente, favorendo in tal modo l’ulteriore prosciugamento dell'area su cui si sono stabilite e di conseguenza innescano una dinamica evolutiva di trasformazione della torbiera verso formazioni più mesofile.

Habitat interessati
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili

Misure di conservazione

È importante controllare l'espansione della molinia che in futuro, se necessario, dovrà essere contenuta attraverso periodiche operazioni di sfalcio. Attualmente non si ritiene necessario intervenire con questo tipo di operazioni, anche per evitare, finché possibile, i danni diretti (calpestio e compattazione) che l’esecuzione degli sfalci inevitabilmente comporterebbe nei confronti della delicata flora turficola. In ogni caso sarà utile affrontare l’intervento con un approccio sperimentale comparativo (sfalcio di una sola porzione, lasciando la restante parte come testimone) con relativi monitoraggi per valutarne l’efficacia o l’insorgere di eventuali influenze negative.

Minacce e motivazioni

L'aumento di copertura della molinia nella parte meridionale della zona umida a discapito della torbiera rappresenta un campanello di allarme nei confronti di una possibile diminuzione della risorsa idrica e deve pertanto essere attentamente valutato onde stabilirne l’effettiva minaccia per la conservazione dell’habitat. Infatti, se da un lato la presenza diffusa della molinia può venire interpretata come una fase naturale del processo di evoluzione della torbiera, dall’altro, la sua aggressività e la sua tendenza a dominare possono in futuro escludere dal consorzio altre specie vegetali meno competitive.

Habitat interessati
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili

Misure di conservazione

La gestione della risorsa idrica non risulta necessitare di specifici interventi diretti. Ad ogni modo, fatto salvo il divieto di effettuare captazioni idriche forzate, di eseguire drenaggi all’interno del biotopo e in genere di realizzare qualsiasi tipo di intervento che possa direttamente o indirettamente arrecare disturbo o danneggiare l’equilibrio idrico della torbiera, si consiglia, dato l’estremo valore naturalistico del biotopo, di procedere alla realizzazione di un’indagine sugli aspetti idrologici dell’area protetta mediante la quale determinare dimensioni, caratteristiche e vulnerabilità dell’acquifero che sottintende alla zona umida e definire una zona di rispetto all’interno della quale garantire la tutela della risorsa idrica, stabilendo le eventuali misure da intraprendere a tal fine (divieti di captazione/emungimento forzato delle sorgenti, divieti di costruzione di strade forestali, ecc.).

Minacce e motivazioni

Una comune causa di depauperamento della risorsa idrica nelle zone umide è data dai drenaggi, il più delle volte effettuati negli ambienti di torbiera per permetterne lo sfalcio o il prelievo della torba.

Habitat interessati
  • 91D0* - Torbiere boscate
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili

Misure di conservazione

L'esiguo bosco all'interno dei confini del biotopo potrebbe essere lasciato ad evoluzione naturale, evitando di asportare il legno morto. Ovviamente tale indicazione contrasta con le esigenze della gestione in chiave prevalentemente produttivistica di tali ambienti da parte dei legittimi proprietari (privati), nei cui confronti dovranno essere avviati i necessari confronti ed eventualmente individuate opportune forme di compensazione.

Minacce e motivazioni

La pecceta rappresenta la struttura base che caratterizza l'ambiente in cui è inserita la torbiera. Per quanto meno pregevole dal punto di vista floristico-vegetazionale rispetto agli ambienti di torbiera, riveste un elevato significato per molte specie di animali, specialmente uccelli quali picidi e strigidi, e quindi, in generale per il valore ecologico/funzionale dell’intera area protetta.

Habitat interessati
  • 9410 - Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea)

Misure di conservazione

La gestione delle zone boscate confinanti con l'area protetta dovrà avvenire nel massimo rispetto dell'ambiente di torbiera, dedicando la massima attenzione specialmente nella realizzazione delle operazioni di esbosco e nelle manovre e spostamenti degli automezzi, onde evitare qualsiasi tipo di danneggiamento alle formazioni vegetazionali di ambiente umido. È altresì auspicabile che le utilizzazioni forestali vengano effettuate al di fuori del periodo compreso tra il 31 marzo e il primo agosto.

Minacce e motivazioni

Un aspetto di cui tenere conto nella gestione del bosco adiacente il biotopo, riguarda il pericolo che le operazioni selvicolturali possano causare danni fisici anche consistenti alle adiacenti formazioni di torbiera o possano interferire con le delicate fasi riproduttive dei tetraonidi (dal corteggiamento/accoppiamento allo svezzamento della prole).

Habitat interessati
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili

Misure di conservazione

È necessario proseguire le operazioni di sfalcio che hanno fino ad oggi permesso il mantenimento dei prati/pascoli alberati a larice, o riprendere tali attività laddove abbandonate, provvedendo in quest’ultimo caso all’eliminazione o riduzione della vegetazione arborea/arbustiva di invasione in alcuni punti già affermata. Gli sfalci è sufficiente vengano effettuati ogni 2 anni, possibilmente a partire dalla fine del mese di luglio, onde evitare di arrecare disturbo durante la fase riproduttiva ad alcuni animali qui potenzialmente presenti.

Minacce e motivazioni

All'interno del biotopo sono ancora presenti lembi di prati/pascoli alberati a larice che meritano di essere conservati sia per la loro importanza dal punto di vista naturalistico (floristico-vegetazionale e faunistico), sia perchè rappresentano elementi di diversificazione ambientale del territorio in un contesto in fase di rapida riconquista degli spazi aperti da parte del bosco, sia infine per l’aspetto paesaggistico e culturale che rappresentano, a testimonianza della passata attività pastorale che caratterizzava la zona. In passato l’area doveva essere infatti più frequentata e testimonianza di ciò la danno i ruderi di tutta una serie di baite, alcune delle quali accatastate come vere e proprie particelle edificiali, che punteggiano i dintorni della torbiera e che ricordano l’intenso sfruttamento legato al pascolo del bestiame e alla fienagione che caratterizzava almeno fino ai primi decenni del secolo scorso anche questo settore del Dossone di Cembra.

Habitat interessati
  • 6230* - Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell'Europa continentale)

Misure di conservazione

Si potrebbe realizzare un piccolo bacino per rendere il biotopo ricettivo nei confronti degli anfibi. A questo riguardo sarebbe opportuno individuare un settore della torbiera periferico e caratterizzato da presenze floristico-vegetazionali di minor significato, nel quale aprire un piccolo specchio d’acqua. È presumibile che le rane di montagna e forse anche i tritoni alpestri ma soprattutto i rospi comuni approfitterebbero di questa inattesa possibilità riproduttiva. Tale invaso sarà presumibilmente alimentato solo dalle acque meteoriche ma, in considerazione della collocazione della torbiera sul fondo di una piccola depressione, è presumibile che per tutta la durata dei mesi primaverili in esso vi sarà una quantità di acqua sufficiente per consentire la schiusa delle ovature e lo sviluppo delle larve degli anfibi.

Minacce e motivazioni

Paluda la Lot si presenta assai poco ricettiva nei confronti degli anfibi, stante l’estrema scarsità di raccolte d’acqua ferma di dimensioni sufficienti.

Misure di conservazione

Nell’ottica di limitare il più possibile i danni causati dalla libera circolazione all’interno del biotopo, andrebbe evitata la frequentazione dell’area protetta, fatta eccezione per i proprietari dei boschi, in merito all’espletamento delle pratiche selvicolturali. Andrebbero chiusi/mascherati i sentieri (per lo più tracce) presenti all’interno del biotopo, a cominciare da quelli ben evidenti che si dipartono dalla strada sterrata in direzione della torbiera (per esempio, nei tratti in bosco o in torbiera boscata, mediante l’impianto di vegetazione arbustiva o occludendo il passaggio con un tronco o una ceppaia, possibilmente già in avanzato stato di decomposizione e adeguatamente posizionati e sistemati in modo da integrarsi bene, anche in termini estetici, con il resto della vegetazione).

Minacce e motivazioni

Un elemento di sensibile disturbo è rappresentato dal non regolamentato accesso dei visitatori, degli escursionisti, dei cacciatori e dei raccoglitori di funghi e piccoli frutti all’interno del sito. Diversi sono infatti i sentieri che si addentrano nel biotopo attraversando dapprima la torbiera boscosa fino a raggiungere le aree floristicamente pregiate delle torbiere alte ed intermedie. Ciò causa sia danni a carico delle delicate specie floristiche che caratterizzano l’ambiente di torbiera (calpestio, costipamento, ecc.), sia disturbo nei confronti di alcune specie animali particolarmente sensibili come i tetraonidi, soprattutto durante le delicate fasi riproduttive dal corteggiamento/accoppiamento allo svezzamento della prole.

Habitat interessati
  • 91D0* - Torbiere boscate
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili

Misure di conservazione

Si rende opportuno trovare delle forme di sensibilizzazione o addirittura di responsabilizzazione nei confronti dei loro possessori, per impedire che gli stessi vivano la protezione della torbiera come un’indebita intromissione in un’area di loro proprietà (cosa da parte di alcuni già avvertita), ed evitare ostracismi o peggio vandalismi nei confronti del biotopo.

Minacce e motivazioni

Nelle immediate vicinanze del biotopo sono presenti vecchie baite ristrutturate ed adibite ad abitazioni stagionali, frequentate più o meno regolarmente dai proprietari.

Habitat interessati
  • 91D0* - Torbiere boscate
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili

Misure di conservazione

Si consiglia, oltre alla necessità di prevedere il divieto di caccia all’interno dell’area protetta per evitare i danni da calpestio connessi con l'approntamento di sentieri, saline e appostamenti fissi In parallelo è auspicabile la rimozione di alcune “saline” posizionate in più punti entro la torbiera, per attirare gli ungulati oltreché, di un capanno da caccia situato circa a metà del versante boscato che delimita a sud-est il biotopo. Tali strutture sono infatti in netto contrasto con i principi che stanno alla base dell’istituzione dell’area protetta, e con la sua immagine nei confronti dei visitatori.

Minacce e motivazioni

Attualmente all'interno del biotopo è attuato un prelievo venatorio.

Habitat interessati
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili
Direttiva Habitat (Natura 2000)
Habitat
3
Specie (Direttiva)
21
Pressioni/Minacce
8
Classi habitat
5
Mappa delle osservazioni