IT3120048 / Laghetto di Vedes
Dettagli dell'Area Protetta
Superficie
Superficie totale: 0,08 km²
Biodiversità
Specie in Direttiva Habitat: 1
Specie in Direttiva Uccelli: 1
Qualità

Classico e bellissimo esempio di torbiera di transizione con laghetto residuo, in ottimo stato di conservazione. Si tratta di un biotopo di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili.

Altre caratteristiche

Bacino di esarazione glaciale sul Dossone di Cembra, scavato nei porfidi, sui quali si è in seguito depositato materiale morenico; al suo centro si trova un laghetto residuo, sulle cui rive è sviluppato un vasto aggallato, formato in gran parte da sfagni. Si tratta di una tipica torbiera di transizione, con lembi di vegetazione delle torbiere alte (vasti tappeti di sfagno); nella zona esterna è sviluppata una fascia boscata con betulla pubescente e pino mugo.

Protezione e conservazione
Habitat
7
Misure
9
Minacce
9

Misure di conservazione

Monitorare costantemente la colonizzazione della torbiera ad opera delle specie arboree e arbustive che, dove necessario, vanno contenute, prevedendo tagli o meglio sradicamenti manuale a carico degli individui che manifestano maggior vigore, la cui affrancazione dall’acqua è solitamente denotata da lunghe frecce di accrescimento (10 o più centimetri). La stessa dinamica di affrancamento dall’acqua e di forte sviluppo degli individui arborei ed arbustivi dovrà essere tenuta controllata nei tratti di torbiera boscata, provvedendo anche in questo caso all’eliminazione dei soggetti in rapido sviluppo, con forte crescita dei getti e una chioma densa, rispettando viceversa gli individui nani (“bonsai”), deboli, in cattive condizioni vegetative e con accrescimenti molto limitati, tipici dell’ambiente della torbiera boscata. Il materiale ottenuto dovrà in ogni caso essere allontanato dalla torbiera. La rimanente porzione di torbiera boscata dovrà essere invece lasciata ad evoluzione naturale.

Minacce e motivazioni

È in atto un’invasione arborea-arbustiva in alcuni tratti della torbiera, che può avvenire sia attraverso l’affermazione di piante sparse, singole o a piccoli gruppi (fenomeno di piccolissima entità), sia soprattutto per effetto dell’avanzamento progressivo della torbiera boscata in direzione della zona umida. Le giovani piantine colonizzatrici, sia abeti rossi, che larici pini mughi e betulle, si affermano singolarmente o a gruppetti di 2-3 individui sui piccoli dossi o nei tratti meno bagnati della torbiera. Il più delle volte lo sviluppo di questi individui non ha futuro e termina nel giro di pochi anni, in altri casi le piante sopravvivono per lungo tempo rimanendo però di dimensioni piccolissime, a formare delle sorta di alberelli “bonsai”. Talvolta però la pianta riesce a trovare le condizioni favorevoli ad un suo sviluppo e comincia a crescere più o meno rapidamente, favorendo in tal modo l’ulteriore prosciugamento della area su cui si è stabilita e di conseguenza innescando una dinamica evolutiva di trasformazione della torbiera verso formazioni più mesofile.

Habitat interessati
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 3160 - Laghi e stagni distrofici naturali
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili
  • 7150 - Depressioni su substrati torbosi del Rhynchosporion

Misure di conservazione

Attualmente non si ritiene necessario intervenire con periodiche operazioni di sfalcio della molinia anche per evitare, finché possibile, i danni diretti (calpestio e compattazione) che l’esecuzione di tali azioni inevitabilmente comporterebbe nei confronti della delicata flora turficola. È bene comunque fin d’ora sottolineare l’estrema delicatezza di questo intervento, la cui esecuzione, qualora necessaria, dovrà essere riservata a personale esperto/addestrato e avvenire nei modi e nei tempi tali evitare il più possibile il danneggiamento dell’habitat e rispettare le esigenze delle specie animali presenti in torbiera. Inoltre sarà utile affrontare l’intervento con un approccio sperimentale comparativo (sfalcio di una sola porzione, lasciando la restante parte come testimone) con relativi monitoraggi per valutarne l’efficacia o l’insorgere di eventuali influenze negative.

Minacce e motivazioni

L’aumento della consistenza di molinia all’interno della torbiera situata lungo la parte occidentale della zona umida, che sembra emergere da un raffronto tra le indagini vegetazionali effettuate da Tomasi nel 2004 e la situazione rilevata da Pedrotti nel 1978, rappresenta un “campanello di allarme” nei confronti di una possibile diminuzione della risorsa idrica e deve pertanto essere attentamente monitorato onde valutarne l’effettiva minaccia per la conservazione dell’habitat. Infatti, se da un lato la presenza diffusa della molinia può venire interpretata come una fase naturale del processo di evoluzione della torbiera, dall’altro, la sua aggressività e la sua tendenza a dominare possono in futuro escludere dal consorzio altre specie vegetali meno competitive.

Habitat interessati
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili
  • 7150 - Depressioni su substrati torbosi del Rhynchosporion

Misure di conservazione

Si rende opportuno trovare delle forme di sensibilizzazione o addirittura di responsabilizzazione nei confronti dei loro possessori, per impedire che gli stessi vivano la protezione della torbiera come un’indebita intromissione in un’area di loro proprietà (cosa da parte di alcuni già avvertita), ed evitare ostracismi o peggio vandalismi nei confronti del biotopo.

Minacce e motivazioni

Nelle immediate vicinanze del biotopo sono presenti vecchie baite ristrutturate ed adibite ad abitazioni stagionali, frequentate più o meno regolarmente dai proprietari.

Habitat interessati
  • 91D0* - Torbiere boscate
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 3160 - Laghi e stagni distrofici naturali
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili
  • 7150 - Depressioni su substrati torbosi del Rhynchosporion
  • 9410 - Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea)

Misure di conservazione

La gestione della risorsa idrica del biotopo non risulta necessitare di specifici interventi diretti. Ad ogni modo, fatto salvo il divieto di effettuare captazioni idriche forzate, di eseguire drenaggi all’interno del biotopo e in genere di realizzare qualsiasi tipo di intervento che possa direttamente o indirettamente arrecare disturbo o danneggiare l’equilibrio idrico della torbiera, si consiglia, dato l’estremo valore naturalistico del biotopo, di procedere alla realizzazione di un’indagine sugli aspetti idrologici dell’area protetta mediante la quale determinare dimensioni, caratteristiche e vulnerabilità dell’acquifero che sottintende alla zona umida e definire una zona di rispetto all’interno della quale garantire la tutela della risorsa idrica, stabilendo le eventuali misure da intraprendere a tal fine (es: divieti di captazione/emungimento forzato delle sorgenti, divieti di costruzione di strade forestali).

Minacce e motivazioni

Una comune causa di depauperamento della risorsa idrica nelle zone umide è data dai drenaggi, il più delle volte effettuati negli ambienti di torbiera per permetterne lo sfalcio o il prelievo della torba. Degno di nota è il fatto che il Laghetto del Vedes, a differenza di altre zone umide con caratteristiche simili, sia sfuggito a qualsiasi forma di sfruttamento dell’accumulo di torba che esso accoglie. Nel biotopo non sono presenti fenomeni di drenaggio tali da compromettere la conservazione della zona umida. Alcune tracce di vecchi canali di drenaggio sono state individuate nella porzione sud-orientale del biotopo, ma la loro funzionalità risulta ormai compromessa da un naturale processo di interramento. Nessun problema sotto questo punto di vista sembra sussistere riguardo il piccolo emissario ad attività periodica che si stacca dall'estremità sud-orientale della zona umida e scende a valle confluendo nel Rio dei Peci (o Rivo dei Pezzi).

Habitat interessati
  • 91D0* - Torbiere boscate
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 3160 - Laghi e stagni distrofici naturali
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili
  • 7150 - Depressioni su substrati torbosi del Rhynchosporion

Misure di conservazione

Assume grande importanza nella gestione del bosco il rilascio, fino a invecchiamento/morte, di un certo numero di alberi (specialmente faggio) di grandi dimensioni o cavi, in particolare se già frequentati da picidi. Sarebbe inoltre auspicabile il mantenimento all’interno del bosco di elevati quantitativi di legno morto o deperiente, sia a terra che in piedi. Ciò può avvenire con rilascio del bosco ad evoluzione naturale. Nel lungo periodo ciò dovrebbe garantire la presenza di esemplari monumentali, piante morte in piedi e materiale in decomposizione a terra. Ovviamente tale indicazione contrasta con le esigenze della gestione in chiave prevalentemente produttivistica da parte dei legittimi proprietari (privati), nei cui confronti dovranno essere avviati i necessari confronti ed eventualmente individuate opportune forme di compensazione.

Minacce e motivazioni

La zona umida, situata in posizione pianeggiante all’interno di una conca, è circondata sui versanti adiacenti da una fascia boscata. Questi boschi, per quanto meno pregevoli dal punto di vista floristico-vegetazionale rispetto agli ambienti di torbiera, rivestono un elevato significato per molte specie di animali, specialmente uccelli quali picidi, e strigidi, e quindi, in generale per il valore ecologico-funzionale dell’intera area protetta. Esistono infatti innumerevoli specie, sia saproxiliche che non, quali licheni, funghi, muschi, vertebrati e invertebrati, la cui esistenza è legata ai microhabitat che caratterizzano il legno degradato, marcescente o morto.

Habitat interessati
  • 9410 - Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea)

Misure di conservazione

La gestione delle zone boscate confinanti con l'area protetta dovrà avvenire nel massimo rispetto dell'ambiente di torbiera, dedicando la massima attenzione specialmente nella realizzazione delle operazioni di esbosco e nelle manovre e spostamenti degli automezzi, onde evitare qualsiasi tipo di danneggiamento alle formazioni vegetazionali di ambiente umido. È altresì auspicabile che le utilizzazioni forestali vengano effettuate al di fuori del periodo compreso tra il 31 marzo e il primo agosto.

Minacce e motivazioni

Un aspetto di cui tenere conto nella gestione del bosco adiacente il biotopo, riguarda il pericolo che le operazioni selvicolturali possano causare danni fisici anche consistenti alle adiacenti formazioni di torbiera o possano interferire con le delicate fasi riproduttive del gallo cedrone (dal corteggiamento/accoppiamento allo svezzamento della prole)

Habitat interessati
  • 91D0* - Torbiere boscate
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 3160 - Laghi e stagni distrofici naturali
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili
  • 7150 - Depressioni su substrati torbosi del Rhynchosporion

Misure di conservazione

Non risulta necessario provvedere all’adozione di alcuna specifica misura di tutela nei confronti della risorsa idrica. È bene comunque che in futuro nella realizzazione delle esercitazioni antincendio si eviti il prelievo di acqua dagli specchi idrici e, in generale, l’ingresso all’interno dell’area protetta, limitandosi a simulare/ipotizzare le possibili azioni da intraprendere in caso di reale necessità.

Minacce e motivazioni

All’inteno del biotopo le raccolte d’acqua libera consistono in due piccoli specchi idrici (“occhi della torbiera”) situati al centro dell’aggallato nella parte nord dell’area protetta e in un piccolo bacino antincendio presente a poca distanza da questi. Il valore di questo habitat è legato principalmente alla sua importanza quale sito riproduttivo per gli anfibi. Allo stato attuale non sussiste per questo habitat alcun tipo di minaccia in grado di comprometterne la conservazione. Un aspetto che comunque vale la pena di sottolineare si riferisce alle esercitazioni antincendio che saltuariamente vengono effettuate in zona e che prevedono il pescaggio di acqua mediante pompe dai bacini idrici del biotopo.

Habitat interessati
  • 91D0* - Torbiere boscate
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 3160 - Laghi e stagni distrofici naturali
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili
  • 7150 - Depressioni su substrati torbosi del Rhynchosporion

Misure di conservazione

Andrebbe evitata la frequentazione dell’area protetta al di fuori della sentieristica ufficialmente riconosciuta, fatta eccezione per i proprietari dei boschi, in merito all’espletamento delle pratiche selvicolturali. Andrebbe quindi individuato e predisposto un sentiero attrezzato lungo il quale indirizzare il visitatore, che permetta di apprezzare i diversi aspetti naturalistici senza arrecare alcun danno o disturbo. Accanto a questa azione è necessario per quanto possibile evitare che continui la frequentazione degli altri sentieri (per lo più tracce) presenti all’interno del biotopo, attraverso l'installazione di pannelli indicanti le norme che regolano il biotopo e il mascheramento dei sentieri esistenti, in particolare chiudendone i punti di ingresso ad es. con un tronco o una ceppaia, possibilmente già in avanzato stato di decomposizione e adeguatamente posizionati e sistemati in modo da integrarsi bene, anche in termini estetici, con il resto della vegetazione), lasciando invece alla vegetazione stessa, qualora indisturbata, il compito di “rimarginare” le altre ferite e riconquistare da sola lo spazio perduto.

Minacce e motivazioni

Un elemento di sensibile disturbo è rappresentato dal non regolamentato accesso dei visitatori, degli escursionisti, dei cacciatori e dei raccoglitori di funghi e piccoli frutti all’interno del sito. Ciò causa sia di danni a carico delle delicate specie floristiche che caratterizzano l’ambiente di torbiera (calpestio, costipamento, ecc.) sia disturbo nei confronti di alcune specie animali particolarmente sensibili come i tetraonidi, soprattutto durante le delicate fasi riproduttive dal corteggiamento/accoppiamento allo svezzamento della prole.

Habitat interessati
  • 91D0* - Torbiere boscate
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 3160 - Laghi e stagni distrofici naturali
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili
  • 7150 - Depressioni su substrati torbosi del Rhynchosporion
  • 9410 - Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea)

Misure di conservazione

Si consiglia, oltre alla necessità di prevedere il divieto di caccia all’interno dell’area protetta, la rimozione di alcune “saline” per attirare gli ungulati posizionate nel tratto di torbiera boscata a nord degli specchi d’acqua e di un capanno da caccia regolarmente denunciato situato alla base del versante boscato nella porzione sud-occidentale del biotopo.

Minacce e motivazioni

Attualmente all'interno del biotopo è attuato un prelievo venatorio.

Habitat interessati
  • 91D0* - Torbiere boscate
  • 7110* - Torbiere alte attive
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili
  • 7150 - Depressioni su substrati torbosi del Rhynchosporion
Direttiva Habitat (Natura 2000)
Habitat
5
Specie (Direttiva)
29
Pressioni/Minacce
8
Classi habitat
3
Mappa delle osservazioni