Laghetti di Marco
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 0,35 km²
- Tipo: ZSC
- Codice: IT3120080
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 0,35 km²Qualità
Di particolare pregio è la flora dei due laghetti: in tempi successivi vi sono state rinvenute un gran numero di entità decisamente rare a livello regionale e nazionale. Si tratta di un biotopo di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili.
Altre caratteristiche
Poco a sud di Rovereto il fondovalle in sinistra Adige è occupato dai blocchi calcarei (marocca) di antiche frane, coperti da una stentata vegetazione prevalentemente arbustiva; nelle ondulazioni dell'ammasso di detriti fanno spicco due laghetti con un'apprezzabile vegetazione paludicola. con scomparsa delle piante paludicole a favore di banali specie legnose.
Protezione e conservazione
L'area protetta va inserita in un contesto più ampio di "Parco naturale": è stato recentemente presentato un progetto che tra l'altro prevede alcune particolari azioni per il biotopo ampiamente condivisibili. Tali interventi consistono nella realizzazione di una barriera vegetale a fianco della statale, nella riconversione naturalistica delle aree agricole adiacenti ai laghetti, nell'individuazione di alcune "aree ad elevata naturalità" da destinare ad una tutela integrale.
Il biotopo ed il territorio limitrofo sono condizionati pesantemente dalle infrastrutture presenti; quelle che maggiormente interferiscono con l'area protetta sono: - la S.S. dell’Abetone e del Brennero, che delimita ad est il biotopo e che costituisce un’arteria a grande traffico; - le molte linee aeree degli elettrodotti, due delle quali attraversano l'area protetta; - il metanodotto, ubicato ad ovest del biotopo; - la cava di ghiaia Lastiela presente sul versante del Monte Zugna; - la discarica comprensoriale localizzata ad ovest del biotopo; - la zona industriale di Rovereto che con il passare degli anni diventa sempre più vicina ai confini settentrionali dell'area protetta; - alcuni coltivi in prossimità e all'interno dei confini del sito; - una previsione progettuale individua la zona del biotopo adiacente l'area industriale come sede interrata del quadruplicamento della ferrovia del Brennero.
Nell'estate-autunno 2001 é stato realizzato un intervento di impermeabilizzazione del fondo di una piccola superficie (circa 50 mq) del Laghet grant. La piccola raccolta d'acqua, alimentata artificialmente da acqua di falda tramite una pompa sommersa, assicura la riproduzione degli anfibi. Si deve monitorare regolarmente l'efficienza della pompa per evitare prolungati periodi di prosciugamento degli stagni. Stante la cronica penuria d'acqua, sarebbe auspicabile realizzare altre raccolte d'acqua similari nei due laghetti.
I due piccoli stagni si stanno progressivamente inaridendo, reinvasandosi solamente in occasione di periodi di pioggia prolungati e rimanendo “a secco” per lunghi periodi nella bella stagione. Le cause risiedono soprattutto nell'abbassamento del livello della falda acquifera. Oltre alla cava di ghiaia Lastiela, sul versante del M. Zugna che, intercettando le falde che alimentano i laghetti, ha contribuito alla diminuzione degli apporti idrici, vi è sempre un più cospicuo emungimento connesso alle molteplici attività produttive della zona. Specie in passato vi sono stati fenomeni di abusivismo nei prelievi d'acqua per scopi agricoli . Inoltre le variazioni di livello della falda avvengono oggi così bruscamente da determinare situazioni di forte disturbo per le componenti biocenotiche presenti (soprattutto anfibi). Le industrie che utilizzano l'acqua e la reimmettono in falda provocano infine inquinamento termico (innalzamento della temperatura dell'acqua di falda). Nel 2008 la ridotta presenza d'acqua ha reso gli stagni totalmente inadatti alla riproduzione degli anfibi.
Habitat interessati
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
Si deve iniziare una lenta riconversione a bosco di caducifoglie termofile autoctone (roverella, carpino nero, orniello, ecc) realizzando un appropriato piano di gestione, basato su principi di selvicoltura naturalistica. Va programmata anche l'apertura di superfici aperte a scapito della pineta.
La copertura forestale è in parte costituita da un popolamento artificiale di pino nero e da nuclei quasi puri e molto fitti di Ailanto.
Sarebbe opportuna una periodica ripulitura degli stagni, asportando meccanicamente le parti morte delle piante palustri, da effettuarsi nel periodo autunnale-invernale. Questo intervento dovrebbe essere associato ad uno sfalcio annuale della vegetazione stessa. Il periodo di effettuazione dello sfalcio dovrebbe essere l'estate (prima della disseminazione della Bidens). Entrambe le operazioni dovranno essere definite in modo da minimizzarne gli eventuali effetti negativi sulle altre componenti della biocenosi.
Le zone umide sono in parte colonizzate da Typha latifolia e da specie annuali esotiche di grandi dimensioni (es: Bidens tripartita) che ogni anno cadendo e decomponendosi sul terreno, contribuiscono ad accelerare il processo di inaridimento degli stagni.
Habitat interessati
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
È utile sfoltire la copertura arbustiva che attualmente “assedia” il perimetro degli stagni eliminando anche le specie esotiche (Acer negundo, Taxodium distichum).
Le presenze arboreo-arbustive localizzate nei pressi degli stagni se da un lato rappresentano un elemento ambientale in grado di isolare i corpi idrici nei confronti di disturbi provenienti dall’esterno, dall’altra possono rappresentare un ulteriore fattore di difficoltà per gli Anfibi in spostamento per l’intrico dei cespugli e della ramaglia caduta sul terreno. Il mantenimento di porzioni non boscate lungo le rive possono, più in generale, favorire la presenza di specie vegetali che non sopportano l'eccessivo ombreggiamento e di alcuni rappresentanti della fauna acquatica, ad esempio le natrici o certi uccelli delle zone umide, che mostrano un certo legame con gli ambienti aperti.
Habitat interessati
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
L'intensificazione delle attività di sorveglianza, la regolare pulizia dell’area protetta e l'apposizione di stanghe la cui chiave sia disponibile ai soli aventi diritto al passaggio potrebbe probabilmente ridurre il problema.
La vicinanza ad una zona fortemente degradata "invita" all'abbandono di sacchi contenenti immondizie e capi di vestiario dismessi nelle porzioni del biotopo prossime agli accessi. Queste immondizie purtroppo vengono associate a uno stato di incuria e abbandono dell’area protetta, inducendo altri comportamenti poco rispettosi dell’ambiente. Un altro aspetto negativo è inoltre rappresentato dal malcostume dei contadini di utilizzare le strade bianche che circondano l'area protetta quali discariche abusive di inerti derivanti da scavi e/o ristrutturazioni di abitazioni.
Direttiva Habitat (Natura 2000)