IT3120035 / Laghestel di Piné
Dettagli dell'Area Protetta
Superficie
Superficie totale: 0,91 km²
Biodiversità
Specie in Direttiva Habitat: 3
Specie in Direttiva Uccelli: 9
Qualità

Ambiente torbo-palustre in una cornice forestale di pino silvestre che la isola completamente dalla aree circostanti, interessante la grande estensione delle praterie umide e palustri. Si tratta di un biotopo di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili. Presenza di invertebrati dell'allegato II che indicano buona naturalità delle acque correnti.

Altre caratteristiche

Vasta conca di esarazione glaciale, avente la forma di U e scavata nell'Altopiano porfirico di Piné; in uno dei bracci della U si trova un laghetto residuo, di forma tondeggiante. La vegetazione è costituita da prati umidi e palustri, in passato sottoposti allo sfalcio. L'orlo del laghetto è occupato da una fascia di vegetazione delle torbiere di transizione, con un denso strato di sfagni, oggi completamente invasa dalla canna d'acqua. Sono presenti habitat di particolare interesse non compresi nell'all.I della direttiva 92/43/CEE, in particolare: Magnocaricium (Caricetum rostratae, C. elatae) (10%), Phragmition (30%).

Protezione e conservazione
Habitat
6
Misure
6
Minacce
6

Misure di conservazione

Potrebbe risultare utile lo sfalcio regolare (almeno ogni due anni) della cannuccia di palude nelle zone in cui questa specie non è ancora completamente dominante. In alcuni tratti periferici vanno tagliati anche specie legnose (frangola, pino silvestre, betulla). Non va in ogni caso interessato da questi interventi l'anello circumlacuale di fragmiteto per una congrua ampiezza. Tale fascia avrebbe lo scopo sia di assicurare una disponibilità di spazio, così da garantire la nidificazione dell'avifauna acquatica, sia di fungere da barriera antidisturbo a vantaggio della fauna. Le operazioni di sfalcio vanno eseguite nel periodo autunno-invernale. Sul medio periodo la strategia ottimale di gestione e di valorizzazione naturalistica del biotopo potrebbe essere quella di prevedere un progressivo e moderato rientro dei livelli delle acque entro i valori storicamente ricordati negli anni ’60-‘70, purché accompagnato da una contemporanea opera di controllo colturale delle cenosi vegetali del sito e limitazione dell'eutrofizzazione del Laghestel.

Minacce e motivazioni

Il Laghestel di Piné è stato per secoli al centro di varie attività antropiche, alcune sicuramente positive (es: sfalcio estensivo dei prati, pascolo) altre fortemente impattanti. Ci sono infatti stati vari tentativi di bonifica con lo scavo di fossi e canali, una modesta attività di estrazione della torba (attorno al 1870) e l’asportazione di sfagni effettuata a favore di una ditta di floricoltura. A partire dal secondo dopoguerra c'è stato un abbandono della fienagione, che oggi interessa soltanto alcuni prati periferici ed è aumentata l'eutrofizzazione del bacino. Ciò ha comportato un aumento abnorme della copertura della cannuccia di palude a scapito soprattutto dei prati umidi e torbosi. Questo fenomeno sembra essere stato accelerato dall'innalzamento del tirante d'acqua dell'invaso avvenuto nel 1977, in occasione dell'occlusione dell'emissario occidentale. Negli anni '90 la soglia dell'emissario è stata abbassata e ciò ha comportato una riduzione areale dello specchio d'acqua libera con conseguenze negative sull'avifauna acquatica, senza che ci sia stato un regresso della cannuccia di palude.

Habitat interessati
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili

Misure di conservazione

È utile predisporre misure compensative riguardanti il ripristino di habitat di specie e habitat di interesse comunitario. L’intervento di rinaturalizzazione con ricostituzione dell’habitat dovrebbe essere indirizzato alla rimozione delle cause che hanno portato alla scomparsa delle piccole pozze fangose presenti ad esempio sul fondo della carrareccia che collega tra loro le due estremità meridionali della zona umida e all’individuazione di altre aree che potrebbero prestarsi ai piccoli ristagni temporanei d’acqua.

Minacce e motivazioni

Alcune strade nel biotopo si presentano molto trasformate rispetto a qualche anno fa. Le originarie massicciate in terra battuta sono state spesso infatti oggetto di riporti di inerti, il che ha provocato la perdita di ambienti idonei all'ululone dal ventre giallo, che si giova molto anche delle pozze d’acqua stagnante che si generano lungo queste strade.

Misure di conservazione

Mantenere i visitatori e i turisti lungo il percorso di visita e provvedere alla regolare manutenzione dello stesso. Proteggere soprattutto l'area con lo specchio d'acqua con il mantenimento della fascia di arbusti che borda la strada sul lato occidentale del Laghestel, magari rinfoltendola con specie dai frutti eduli.

Minacce e motivazioni

Il biotopo è facilmente raggiungibile da Pinè ed è attraversato da una rete di strade forestali e sentieri, che ne facilitano la frequentazione non solo a piedi ma anche a mountain bike e a cavallo. In alcuni casi i percorsi seguono troppo d'appresso la zona umida, intercettando ruscelli e ristagni d'acqua (settore orientale), in altri casi la loro frequentazione può essere fonte di disturbo per molte specie ornitiche in fase di nidificazione o semplice alimentazione (settore occidentale in prossimità dello specchio d'acqua). Anche i boschi circostanti la torbiera sono molto frequentati dai visitatori (es: cercatori di funghi). Ciò causa un impatto negativo sull'intero ecosistema determinando un intenso disturbo nei confronti della fauna. Anche il sottobosco risente di questa frequentazione che comporta presumibili danni allo strato muscinale ed erbaceo. La posa di divieti d'accesso per i mezzi motorizzati, il divieto di pesca, la sistemazione di cartelli indicanti la zona protetta e l'allestimento di un percorso di visita che ha evitato di interessare le aree maggiormente critiche per l'avifauna, hanno in parte ridotto questi impatti.

Habitat interessati
  • 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
  • 3160 - Laghi e stagni distrofici naturali
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili

Misure di conservazione

È utile mantenere i due sfalci nelle aree dove questi sono ancora effettuati, anzi essi dovrebbero essere ampliati anche alle zone prative semicespugliate. Nelle zone di contatto tra cespuglieti e prati stabili andrebbero operati periodici tagli di ringiovanimento, al fine di conservare un mosaico di vegetazione più o meno strutturata, dalle formazioni erbacee a quelle arbustive.

Minacce e motivazioni

Tutta la conca del Laghestel è stata sottoposta per secoli ad un'azione antropica di tipo tradizionale: sfalcio, pascolo, coltivazioni. Tutte queste forme di utilizzazione sono oggi abbandonate, escluso qualche piccola area ancora sfalciata. L'abbandono ha provocato notevolissime variazioni nella flora e nella vegetazione. Consorzi a carattere prevalentemente arbustivo (corileti e betuleti) stanno occupando le aree mesofile un tempo sfalciate. Essi anche se presentano una funzione paesaggistica e di differenziazione ambientale, stanno determinando una progressiva perdita di diversità territoriale.

Habitat interessati
  • 6510 - Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)

Misure di conservazione

Limitare i prelievi idrici, anche quelli eventualmente attuati all'esterno del biotopo. Controllare i livelli di soglia, in corrispondenza dell'uscita delle acque dal bacino. Ridurre l'uso dei concimi e dei liquami ed evitando il loro spargimento soprattutto nel periodo autunnale e invernale. Monitorare la qualità delle acque del biotopo soprattutto per quanto riguarda la concentrazione di nitrati, fosfati e diserbanti.Evitare l'espansione delle aree coltivate a piccoli frutti, che anzi andrebbero spostate al di fuori del sito, a scapito delle zone umide e dei boschi. Sarebbe auspicabile l'acquisto di una quota consistente dei terreni paludosi e comunque pubblicizzare presso i proprietari dei terreni gravitanti nell'area protetta le misure previste dal P.S.R. della P.A.T. Monitorare regolarmente gli scarichi delle abitazioni site immediatamente a monte del biotopo.

Minacce e motivazioni

Potenziali fattori di rischio sono legati alle abitazioni e alle coltivazioni localizzate nell'area protetta o in vicinanza della stessa. Forse collegati a interessi economici che gravitano nella zona del Laghestel sono gli incendi dolosi del 1976 e del 2006, che comunque non sembrano avere avuto conseguenze rilevanti sull'assetto naturalistico del biotopo. Non può essere trascurato il fatto che coi cambiamenti indotti sull'idratazione dei suoli dall'abbassamento del livello delle acque, una parte dei terreni intorno al Laghestel sta guadagnando nuove e forti vocazioni agronomiche. Gli attuali impatti maggiori sembrano essere collegati alla coltivazione di piccoli frutti che si compie al lato nord-orientale della zona umida. Oltre ad aver parzialmente bonificato in passato un lembo di zona umida gli impatti maggiori legati a questa attività economica sono le captazioni idriche sottintesi dai tubi in plastica, il disturbo arrecato alla fauna durante le diverse operazioni, la presenza di rifiuti (film plastici, cassette, confezioni, ecc.) e il possibile inquinamento della falda per l'impiego di concimi, antiparassitari e diserbanti.

Habitat interessati
  • 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
  • 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
  • 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
  • 3160 - Laghi e stagni distrofici naturali
  • 7140 - Torbiere di transizione e instabili

Misure di conservazione

È utile attuare un piano di gestione forestale per i boschi cheli conduca, nel medio-lungo periodo, ad assetti maggiormente naturali. Il piano dovrebbe prevedere una progressiva articolazione della struttura delle peccete artificiali, la valorizzazione delle latifoglie, il controllo della robinia,il mantenimento delle spontanee tendenze evolutive di alcuni tratti dei boschi attuali, il mantenimento di alcuni individui senili fino a deperimento e oltre, lasciando la pianta morta in loco (salvo problemi di sicurezza). È estremamente importante lasciare ad evoluzione naturale i boschi igrofili e le pinete a sfagni.

Minacce e motivazioni

I boschi circostanti la zona umida mostrano alcuni segni di una gestione mirata ai tradizionali obiettivi di produttività, piuttosto che a indirizzi di selvicoltura naturalistica. Stonano inoltre i numerosi rimboschimenti e i rinfoltimenti, prevalentemente ottenuti con l'impiego di picea.

Habitat interessati
  • 6510 - Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
Direttiva Habitat (Natura 2000)
Habitat
6
Specie (Direttiva)
60
Pressioni/Minacce
3
Classi habitat
6
Mappa delle osservazioni