IT3120054 / La Rupe
Dettagli dell'Area Protetta
Superficie
Superficie totale: 0,45 km²
Biodiversità
Specie in Direttiva Habitat: 6
Specie in Direttiva Uccelli: 24
Qualità

Elevato valore faunistico grazie alla presenza concomitante del bosco ripariale e delle circostanti pareti rocciose. Nell'area nidificano e svernano numerose specie di uccelli.Presenza storica di invertebrati dell'allegato II (anche prioritari) e ora in forte declino, legati sia a siti umidi che a vecchi alberi di latifoglie di fondovalle. Presenza storica di invertebrati dell'allegato II indicatori di zone umide integre, in forte declino. Presenza di invertebrati dell'allegato II che indicano buona naturalità delle acque correnti.

Altre caratteristiche

Il sito rappresenta uno degli ultimi esempi di ambiente fluviale. E' costituito da un ampio bosco ripariale circondato da pareti rocciose strapiombanti sulla Valle dell'Adige. Vi nidificano e svernano numerose specie di uccelli.

Protezione e conservazione
Habitat
3
Misure
9
Minacce
9

Misure di conservazione

È previsto un intervento di mofificazione dell'opera di presa e di rinaturalizzazione della Roggia di Fai e di rivitalizzazione del lagunaggio con le acque di stillicidio della nuova galleria in modo da rendere maggiormente costante la portata fluente nelle lagune, fino a valori di almeno 100 l/s. Una volta all'anno, all'inizio di autunno è altresì importante effettuare il taglio di sfoltimento della vegetazione riparia arborea ed arbustiva e lo sfalcio delle macrofite, allo scopo di contenere il progressivo colmamento della laguna. Il canneto deve essere sfalciato sopra il livello dell'acqua e i materiali tagliati devono essere rimossi. Lo sfalcio può essere fatto a mano, procedendo a piedi con stivaloni da pescatore, con un piccolo natante a traino, sul quale raccogliere i materiali tagliati. In corrispondenza dell'immissario del bacino stabilizzatore, si forma un cono di sedimentazione che deve essere asportato una volta ogni 3-4 anni mediante pompaggio o draga a cucchiaio. In quest'ultimo caso occorre a abbassare il livello idrico del bacino. Lo svuotamento totale del bacino può rendersi necessario dopo 15-20 anni, quando il volume dei fanghi sedimentati può interferire con la funzionalità della laguna. I fanghi, ben stabilizzati e mineralizzati, possono essere sparsi sui terreni circostanti.

Minacce e motivazioni

Gli interventi di rimodellamento naturalistico del biotopo, realizzate principalmente nel 1996 nell'ambito del progetto Nibbio, con lo scavo del “Nocino” e dell’impianto di lagunaggio e con l'impianto di salici, cannuccia di palude e tifa, ha migliorato inizialmente la situazione a vantaggio degli anfibi, rendendo disponibili nuovi e migliori siti riproduttivi, degli uccelli, sia acquatici che migratori, e dei pesci, in particolare per la riproduzione. Un obiettivo secondario delle azioni intraprese era l'autodepurazione delle acque inquinate della Roggia di Fai che si immette nel Noce in corrispondenza del biotopo. Con il passare degli anni però la vegetazione palustre si è fortemente sviluppata, anche grazie all’eutrofizzazione dovuta allo scarso ricambio idrico, occupando buona parte degli invasi che si stanno interrando.

Misure di conservazione

È da continuare la piantagione di siepi e di gruppi di cespugli con salici ed essenze a frutto edule in corrispondenza dalle fasce di rispetto del viadotto appena realizzato e lungo la strade che ancora ne sono sprovviste. Tali siepi favoriscono le specie avifaunistiche migratrici attraverso la messa a disposizione di una preziosa fonte di cibo, fungono da schermo nei confronti dei trattamenti con fitofarmaci in corrispondenza dei coltivi e limitano la diffusione delle polveri e dei rumori, in corrispondenza delle aree artigianali/industriali. Naturalmente è opportuno che le siepi non costituiscano due invalicabili “muri verdi”, ma piuttosto che siano qua e là interrotte. Migliorare la connettività ecologica tra area protetta e campagne e ricreare habitat per gli anfibi in modo da mettere in collegamento le popolazioni esistenti.

Minacce e motivazioni

Il biotopo ha una notevole importanza per l’avifauna, soprattutto per molte specie di uccelli migratori che si trovano e percorrere il “corridoio” rappresentato dalla valle dell’Adige e che in questo sito trovano uno dei pochi punti di sosta naturali sopravvissuti a secoli di modificazioni ambientali. La presenza di direttrici a forte percorrenza e di strade che si inerpicano lungo il versante ai piedi delle pareti, per consentire l'accesso alla discarica controllata, alla cava, ai vari poderi o al torrente stesso provoca però forti disturbi che possono nuocere gravemente alle specie di uccelli presenti nel sito. Nelle campagne limitrofe all'area protetta sono presenti importani aree per la riproduzione degli anfibi tra o quali l'ululone dal ventre giallo.

Misure di conservazione

Sarebbe opportuno pubblicizzare presso i proprietari dei terreni siti a monte del biotopo le misure previste dal Piano di Sviluppo Rurale della P.A.T. per far adottare metodi di agricoltura alternativi e/o biologici necessari per la tutela delle risorse naturali presenti nell'area protetta. Nel contempo bisogna però realisticamente prendere atto che nell’ottica economica che regola le produzioni agricole anauni e della Piana Rotaliana, misure di protezione ambientale di questo genere sono ancora percepite dal mondo agricolo come decisamente diseconomiche.

Minacce e motivazioni

La qualità biologica dell'ambiente acquatico del torrente Noce risulta notevolmente alterata rispetto alla situazione ottimale. Le principali cause di questa situazione risiedono nell'irregolare andamento delle portate determinato dai cicli di attività dell'impianto idroelettrico di Mezzocorona e nei fenomeni di eutrofizzazione evidenziati dall'abnorme e pressoché permanente ispessimento del periphyton e generati con ogni probabilità dal recapito di scarichi fognari (vedi ad es. il fossato cementificato a nord del biotopo) e di dilavamento di terreni agricoli fertilizzati lungo tutto il corso del torrente a valle della diga di S. Giustina, in Val di Non. La forte riduzione della portata naturale causata da quest'ultima determina di fatto la concentrazione delle sostanze inquinanti presenti e una notevole diminuzione della capacità di autodepurazione del corso d'acqua i cui effetti rimangono evidenti fino alla confluenza con il fiume Adige.

Habitat interessati
  • 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
  • 62A0 - Formazioni erbose secche della regione submediterranea orientale (Scorzoneretalia villosae)
  • 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion

Misure di conservazione

Pare opportuno tollerare i problemi in termini di eliminazione temporanea della copertura vegetale erbacea, di inquinamento organico e di disturbo in generale che la pastorizia comporta. Si potrebbe regolarizzare questa tradizionale pratica consentendo il solo transito delle greggi intransumanza, e l'ingresso di cani pastore al guinzaglio.

Minacce e motivazioni

Il biotopo è interessato dal transito delle greggi nel corso della transumanza tra le aree di monticazione estive e quelle planiziali di svernamento. Le greggi, di dimensione modesta, rimangono per un periodo limitato nel biotopo (di regola pochi giorni sia in primavera che in autunno). Questa pratica tradizionale presenta innegabili vantaggi, per esempio favorendo la permanenza nell’area protetta di specie di insetti coprofaghe altrimenti destinate presumibilmente a scomparire. Anche l’azione di “pulizia” del greto dalla vegetazione che le greggi attuano non è solo negativa in quanto consente la conservazione di ambienti “aperti”, preziosi per talune entità floristiche e dell’entomofauna.

Misure di conservazione

Completare la realizzazione degli interventi di compensazione proposti per riequilibrare l’incidenza dovuta alla realizzazione del viadotto all'interno dell'area protetta che consistono nell'ampliamento all’interno del SIC dell’Habitat 91E0 per una superficie di 1 ettaro situata all’interno dello stesso SIC (l’area che sarà interessata dall’intervento di compensazione, è attualmente occupata da colture agricole di tipo intensivo), la realizzazione di piccoli invasi per gli anfibi nella zona al di sotto del viadotto e nelle fasce laterali da lasciare libere dalla vegetazione, destinate ad ospitare principalmente la popolazione di ululone dal ventre giallo (Bombina variegata) durante la fase di riproduzione, il rifacimento della condotta di alimentazione del lagunaggio e la rivitalizzazione dello stesso tramite l’utilizzo delle acque di stillicidio della galleria, da realizzarsi contestualmente all’opera in progetto, il recupero di naturalità morfologica e biologica del tratto tombato della Roggia di Fai, da realizzarsi contestualmente all’opera in progetto e la realizzazione della pista ciclabile di accesso al biotopo, finalizzata ad una maggiore fruibilità didattica.

Minacce e motivazioni

È stato realizzato un collegamento viario fra Trento Nord e la Rocchetta, che attraversa il biotopo. L’incidenza dell'opera è risultata negativa sia per la fase realizzativa (occupazione del suolo pari a 7600 mq a carico dell’habitat 91E0; disturbo connesso alla distruzione degli habitat specifici e all’emissione di polvere e rumore a carico di specie di interesse comunitario del SIC e alla avifauna stanziale che frequenta il sito come luogo di alimentazione e/o nidificazione ), sia per la fase di esercizio del collegamento viario (sottrazione permanente di 3810 mq dell’habitat prioritario 91E0 per l’erezione del viadotto e di 6250 mq dovuta all’occupazione del rilevato stradale sull’area naturalizzata in fregio al Nocino; disturbo connesso all’aumento delle emissioni acustiche e luminose e di gas inquinanti a carico delle specie di interesse comunitario del SIC. Per motivi legati alla salute umana e alla sicurezza l'infrastruttura è comunque stata realizzata. Per riequilibrare l’incidenza negativa sono state redatte misure compensative.

Habitat interessati
  • 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)

Misure di conservazione

Al fine di ottenere il ripristino almeno parziale delle condizioni ittiche naturali si ritiene utile la bonifica del popolamento ittico dalle specie esotiche potenzialmente nocive (es: Trota fario di incerta qualità genetica) e il ripopolamento, tramite trasferimento controllato da altri ambienti e previa verifica del ripristino delle condizioni ambientali naturali, delle specie caratteristiche del popolamento ittico originario oggi assenti o scarsamente presenti (es: Trota marmorata e Temolo).

Minacce e motivazioni

La presenza e l'elevata abbondanza di taxa esotici di pesci diffusisi ampiamente in tempi recenti lungo l'intera asta del medio corso del Fiume Adige a seguito soprattutto di immissioni accidentali ha determinato il regresso di molti dei taxa ittici autoctoni.

Misure di conservazione

In relazione alla presenza di elettrodotti la soluzione ottimale sarebbe costituita dal loro spostamento o interramento. Ovviamente si tratta di operazioni talmente complesse e costose da potersi considerare di fatto irrealizzabile o quasi.

Minacce e motivazioni

Il biotopo è interessato da alcune linee elettriche ad alta tensione che lo attraversano in direzione nord-sud. Esse si configurano come potenziali fonti di pericolo per l'avifauna, sia stanziale che migratoria, di maggiori dimensioni.

Misure di conservazione

Sarebbe utile garantire una portata delle acque giornaliera e settimanale dal Noce il più costante possibile, che fortunatamente è stata aumentata e stabilizzata negli ultimi anni, al fine di migliorare le condizioni di sopravvivenza del popolamento ittico qui presente. Un ulteriore ripristino delle condizioni di naturalità del popolamento ittico del Fiume Noce potrà essere favorito soprattutto da una più precisa applicazione del deflusso minimo vitale. Per il Nocino, invece, sembra superata l'esigenza di favorire una maggiore alimentazione idrica, visto che ormai l'ambiente sembra destinato spontaneamente a seguire un'evoluzione verso le tipiche condizioni della lanca, con popolamenti ittici tipicamente lacustri, più che non verso le condizioni della risorgiva pedemontana.

Minacce e motivazioni

Il regime idrico del torrente Noce in corrispondenza del biotopo è soggetto a notevoli e regolari fluttuazioni giornaliere e settimanali a causa dell'utilizzo a scopo idroelettrico delle sue acque. A monte del biotopo infatti il corso viene captato per mezzo degli sbarramenti artificiali di S.Giustina e di Mollaro e buona parte delle sue acque, tramite una condotta sotterranea, raggiungono con un salto di circa 125 m l'impianto di trasformazione dell'energia, ubicato a Mezzocorona. Mediante una serie di opere di presa questa condotta capta anche i principali tributari del Noce situati sul versante sinistro della Val di Non. L'elevata variabilità delle portate agisce negativamente sul regolare svolgimento della attività riproduttiva dei pesci. Il lento sviluppo delle uova deposte e fecondate in ristrette aree di frega, nel periodo compreso tra novembre e dicembre per la trota e tra marzo e aprile per il temolo, viene compromesso nelle ore di calo idrometrico che lasciano in secca gran parte dell'alveo normalmente bagnato.

Habitat interessati
  • 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
  • 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion

Misure di conservazione

Sarebbe assai opportuno che le operazioni di taglio nei boschi ripari seguissero quantomeno una modalità “a scacchiera”, così da avere alternativamente una qualche copertura arborea su almeno una delle due rive del corso d’acqua. Il taglio di queste fasce arborate dovrebbe aver luogo solamente quando nei tratti tagliati gli alberi si trovano già in una buona fase di crescita. In fase di esecuzione dei tagli sarebbe inoltre conveniente risparmiare qualche albero qua e là, così da permettere allo stesso di svilupparsi e invecchiare, fornendo preziosi siti di nidificazione per molte specie di uccelli. Per sopperire alla mancanza di legno morto sarebbe opportuno depositare in settori del biotopo al di fuori della fascia di possibile esondazione dei fiumi dei cumuli di legname da lasciar marcire. Si otterrebbe in questa maniera il risultato di incrementare la biodiversità dell’area fornendo sia all’avifauna che alla teriofauna che frequenta queste tipologie ambientali delle “oasi” preziose quali aree di nidificazione e rifugio.

Minacce e motivazioni

I boschi ripari strettamente limitati alle rive dei corsi d’acqua vengono tagliati con una certa regolarità, per evitare problemi di ordine idraulico, in quanto il deflusso delle acque in occasione di eventi di piena viene evidentemente ostacolato. Un secondo ordine di problemi è legato all’utilizzo del biotopo da parte dagli uccelli migratori. Le indagini appositamente condotte hanno permesso di appurare la maggior valenza in questo senso delle formazioni cespugliose piuttosto che dei boschi più maturi.

Habitat interessati
  • 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
Direttiva Habitat (Natura 2000)
Habitat
3
Specie (Direttiva)
124
Pressioni/Minacce
4
Classi habitat
7
Mappa delle osservazioni