La Rocchetta
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 0,89 km²
- Tipo: RNP, ZSC, ZPS
- Codice: IT3120061
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 0,89 km²Qualità
Raro relitto di vegetazione ripariale a salici, lungo un corso d'acqua in ambiente alpino. Il sito è inoltre di rilevante importanza per la nidificazione, la sosta e/o lo svernamento di specie di uccelli protette o in forte regresso, e/o a distribuzione localizzata sulle Alpi. Presenza di invertebrati dell'allegato II che indicano buona naturalità delle acque correnti.
Altre caratteristiche
Alveo del torrente Noce (bassa Val di Non), con saliceti di salice bianco e vegetazione ripariale erbacea e arbustiva.
Protezione e conservazione
È opportuno provvedere al mantenimento della situazione ambientale realizzata. In quest’ottica si dovrà prevedere un intervento routinario di sfalcio del canneto (con allontanamento della biomassa) al fine rallentare l'interramento dei corpi idrici realizzati. Il periodo migliore nel quale attuare queste operazioni è quello tardo-autunnale o invernale, così da evitare di interferire negativamente con la biologia delle specie che vivono, stazionano o si riproducono nell'area protetta. Lo sfalcio, anche in considerazione della limitata estensione dell’area, andrà eseguito manualmente, ad esempio a bordo di un canotto. È inoltre opportuno monitorare regolarmente la profondità dei bacini in modo da intervenire con nel caso questi vengano riempiti da limi e materiali solidi trasportati dai diversi corsi d'acqua.
Il biotopo è stato interessato nell'ambito del progetto Necton (1997-2000) da importanti lavori di riqualificazione ambientale che ne hanno grandemente migliorato le caratteristiche naturali e l'attrattività per le specie faunistiche. I principali interventi realizzati sono stati l'ampliamento della sezione d’alveo del Noce, lo scavo di canali nel canneto, la creazione di zone umide, specchi d'acqua e di un bacino con acqua profonda, l'approfondimento dell'alveo del torrente e la realizzazione di piccoli bacini in successione, la creazione di meandri, “pennelli” e buche, lo scavo di un canale con andamento meandreggiante, la realizzazione di un lagunaggio per il finissaggio dei reflui del depuratore, la realizzazione di fasce di protezione a siepe, la realizzazione di corridoi faunistici, la rinaturalizzazione dell’ex cava ICES e la realizzazione di colture a perdere.
Habitat interessati
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
Sarebbe opportuno che le portate dei corsi d'acqua siano modulate in base all’andamento delle precipitazioni. Nello specifico, in occasione delle piogge equinoziali la portata del torrente Noce dovrebbe incrementarsi, mentre durante i tradizionali periodi di morbida invernali ed estivi risulta adeguata la portata minima di 2,59 m3/s. Di fatto ciò accade già da oggi in quanto misurazioni anche recenti della portata del torrente Noce dimostrano come in occasione di piogge intense (portata del Noce > 50 m3/sec) la quantità di acqua veicolata dal corpo idrico si incrementa di conseguenza seguendo il naturale andamento delle precipitazioni.
Anche se recentemente nel torrente Noce vi è stato un aumento della portata minima, lo sfruttamento idroelettrico del corso d'acqua rappresenta attualmente il principale impatto ambientale, così da potenziarne principalmente la ricettività faunistica.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
- 3270 - Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri p.p e Bidention p.p.
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
È importante limitare l'ulteriore diffusione delle specie alloctone erbacee (tramite ripetuti tagli mirati con mezzi leggeri da effettuarsi periodo estivo e comunque prima della fruttificazione delle singole specie invasive) e la copertura eccessiva delle entità arbustive, soprattutto della robinia.
Ampie zone con terra nuda sono state colonizzate da specie esotiche invasive (es: Helianthus tuberosus, Solidago gigantea, ecc.) e da alcuni arbusti (es: robinia), che hanno formato popolamenti molto densi, determinando una profonda modificazione del soprassuolo vegetale.
Sarebbe necessario che le società proprietarie degli impianti, allo scopo di minimizzarne l’impatto sul biotopo, provvedessero a migliorare le loro attrezzature e il loro ciclo produttivo in modo da ridurre l'emissione di rumori, la produzione di polveri e la liberazione di inerti ricche di limi. Sarebbe opportuno modificare la concessione di lavorazione degli inerti alle due società con rinnovo annuale della stessa.
All’interno dell’area protetta, in sponda destra del corso d’acqua, sono localizzate due aree di lavorazione degli inerti. Si tratta di attività economiche che preesistevano all’istituzione dell’area protetta e i cui impatti negativi sull’ambiente si fanno sentire soprattutto in termini di emissione di rumori, liberazione di acque di lavaggio degli inerti ricche di limi, produzione di polveri e in generale sottrazione di suolo agli ambienti naturali. Per quanto riguarda il primo punto va detto che la regolarità con la quale hanno luogo i lavori nelle due aree è tale da aver ormai consentito l’assuefazione della fauna agli stessi.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
- 3270 - Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri p.p e Bidention p.p.
Nelle zone su terreno alluvionale, i tagli dovrebbero essere evitati e, qualora fosse impossibile bandirli del tutto, dovrebbero essere limitati alla “pulizia” con eliminazione dei soggetti arborei e arbustivi già morti o deperienti. In tal modo dovrebbero essere verosimilmente favorite le specie edificatrici del bosco “originario”. In generale nelle aree boscate è opportuno, oltre ad adottare criteri di selvicoltura naturalistica, prevedere il progressivo ridimensionamento dell'importanza del pino silvestre nell’ambito dei consorzi boschivi, a vantaggio delle latifoglie presenti.
L'elemento vegetazionale più caratteristico nell'area protetta è costituito dai lembi di bosco ripariale a salici (soprattutto Salix alba) e ontani (Alnus incana e Alnus glutinosa); essi formano delle strisce a fregio del corso d'acqua, talvolta assai sottili, ma nel complesso ben conservate.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
Pare opportuno tollerare i problemi in termini di eliminazione temporanea della copertura vegetale erbacea, di inquinamento organico e di disturbo in generale che la pastorizia comporta. Si potrebbe regolarizzare questa tradizionale pratica consentendo il solo transito delle greggi in transumanza, e l'ingresso di cani pastore al guinzaglio.
Il biotopo è interessato dal transito delle greggi nel corso della transumanza tra le aree di monticazione estive e quelle planiziali di svernamento. Le greggi, di dimensione modesta, rimangono per un periodo limitato nel biotopo (di regola pochi giorni sia in primavera che in autunno), e stazionano sui prati dal limitato interesse floristico-vegetazionale.
Evitare che in futuro nuovi interventi di rettifica dei tracciati stradali e ferroviari vengano realizzati nel biotopo.
Il biotopo si trova di fatto “cinturato” da importanti arterie di scorrimento viario. Queste ultime sono rappresentate a oriente dalla S.S. 43 e a occidente dalla S.P. 73, inoltre nell'area protetta corre la ferrovia elettrica a scartamento ridotto Trento-Malé.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 62A0 - Formazioni erbose secche della regione submediterranea orientale (Scorzoneretalia villosae)
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
- 3270 - Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri p.p e Bidention p.p.
- 6110 - Formazioni erbose rupicole calcicole o basofile dell'Alysso-Sedion albi
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
- 6510 - Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
Anche se la presenza di materiali soprattutto sulle sponde del torrente Noce costituisce una forma di inquinamento di carattere prevalentemente estetico, tuttavia non è opportuno sottovalutarla. Ad esso si potrebbe facilmente rimediare prevedendo di effettuare la pulizia delle sponde dei corpi idrici lotici con cadenza semestrale, posteriormente alle piogge equinoziali.
Soprattutto in occasione delle piene, il torrente Noce e i suoi affluenti trasportano a valle una certa quantità di rifiuti e immondizie varie, abbandonandoli sul greto e sulla vegetazione che cresce lungo le sponde. In gran parte pare si tratti di materiali di vecchia data, che risalgono a quando in valle non era ancora attivo un efficiente sistema di raccolta dei rifiuti solidi urbani e di conseguenza vallette e corsi d’acqua a monte del biotopo erano punteggiate da microdiscariche abusive. Ancora oggi questi accumuli di materiali vengono evidentemente erosi dalle acque e i detriti indecomposti che li formano sono trascinati a valle e deposti qua e là.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
- 3270 - Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri p.p e Bidention p.p.
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
È importante effettare gli sfalci nelle aree condotte a prato, rispettando però il protocollo aziendale previsto dal Piano di sviluppo Rurale circa il periodo di ritardo nello sfalcio e le modalità di esecuzione dello stesso ( a partire dal centro dell’appezzamento in senso centrifugo), allo scopo di limitare il più possibile l’influenza negativa nei confronti delle nidificazioni di uccelli sul suolo.
Nel biotopo sono presenti delle aree di proprietà del Demanio della Provincia Autonoma di Trento che sono state date in concessione agli attuali affittuari fino al 2078. In questa zone, ricavate in seguito alla bonifica dei terreni alluvionali che avevano colmato il bacino della diga della Rocchetta, in passato si praticava la maisicoltura. Attualmente tali aree sono coltivate a prato e la loro conservazione appare importante al fine di assicurare la presenza anche futura di una tipologia ambientale che, pur banale dal punto di vista floristico e fitosociologico, è comunque preziosa per numerose specie di animali, dagli insetti delle erbe ad alcune specie di vertebrati che appare opportuno conservare anche per il futuro nel biotopo.
Habitat interessati
- 6510 - Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
Appare auspicabile l’effettuazione di appropriate analisi al fine di disporre di precise valutazioni circa la qualità delle acque che arrivano nel Noce, quantomeno quelle provenienti dai suoi affluenti principali. Naturalmente il problema costituito da eventuali fenomeni di polluzione sia organica che chimica esula dalle misure di conservazione per il biotopo, nondimeno è opportuno avere un quadro della situazione.
In questo tratto del suo corso il Noce scorre nel mezzo di un’area agricola caratterizzata da frutticoltura intensiva e in esso confluiscono tutte le acque reflue provenienti dalle campagne e dagli abitati circostanti.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
- 3270 - Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri p.p e Bidention p.p.
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
È importante ribadire la necessità di confermare il divieto di caccia già previsto nell’ambito dei vincoli generali del biotopo Rocchetta”.
L’esistenza di un appostamento di caccia entro i confini dell’area protetta, unitamente alla presenza di una buona popolazione di ungulati, dimostra e giustifica l’interesse che il mondo venatorio locale ha nei confronti di quest’area.
Sarebbe utile consentire la pesca solo nel tratto meridionale (fino all’altezza della discarica comprensoriale) che andrebbe invece preclusa nel settore invece più “selvaggio” e tranquillo del biotopo, rappresentato dalla forra vera e propria. Nel caso inoltre procedesse ad auspicabili operazioni di riqualificazione si e ripopolamento ittico del biotopo (bonifica dai taxa ittici estranei e di provenienza esogena e reintroduzione o ripopolamento attivo, previa un'attenta valutazione ittiologica, delle specie caratteristiche del popolamento ittico teorico quali, in particolare, la trota marmorata, il temolo, lo scazzone, il barbo canino, il cobite barbatello e il barbo comune), l’attività alieutica andrebbe temporaneamente vietata in tutta l’area protetta per un congruo numero di stagioni di pesca (= orientativamente almeno quattro anni).
La pesca è limitata essenzialmente al settore più meridionale, laddove le rive del Noce sono facilmente raggiungibili. Qualche appassionato però pare frequentare anche il tratto di torrente che scorre sul fondo della forra.
Sarebbe opportuno pubblicizzare presso i proprietari dei terreni siti a monte del biotopo le misure previste dal Piano di Sviluppo Rurale della P.A.T. per far adottare metodi di agricoltura alternativi e/o biologici necessari per la tutela delle risorse naturali presenti nell'area protetta. Nel contempo bisogna però realisticamente prendere atto che nell’ottica economica che regola le produzioni agricole anauni, misure di protezione ambientale di questo genere sono ancora percepite dal mondo agricolo come decisamente diseconomiche.
La qualità biologica dell'ambiente acquatico del torrente Noce risulta notevolmente alterata rispetto alla situazione ottimale. Le principali cause di questa situazione risiedono nell'irregolare andamento delle portate determinato dai cicli di attività dell'impianto idroelettrico di Santa Giustina e nei fenomeni di eutrofizzazione evidenziati dall'abnorme e pressoché‚ permanente ispessimento del periphyton e generati con ogni probabilità dal recapito di scarichi fognari e di dilavamento di terreni agricoli fertilizzati lungo tutto il corso del torrente a valle della diga sopraccitata. La forte riduzione della portata naturale causata da quest'ultima determina di fatto la concentrazione delle sostanze inquinanti presenti e una notevole diminuzione della capacità di autodepurazione del corso d'acqua i cui effetti rimangono evidenti fino alla confluenza con il fiume Adige.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
- 3270 - Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri p.p e Bidention p.p.
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
- 6510 - Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
Direttiva Habitat (Natura 2000)