Fontanazzo
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 0,54 km²
- Tipo: RNP, ZSC, ZPS
- Codice: IT3120030
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 0,54 km²Qualità
Si tratta di un esempio di ontaneta di fondovalle, ambiente divenuto attualmente piuttosto raro. Il bosco umido a tratti suggestivo per la presenza di canali ormai abbandonati e completamente sommersi dalla vegetazione arborea. Si tratta di un biotopo di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili. Il sito è inoltre di rilevante importanza per la nidificazione, la sosta e/o lo svernamento di specie di uccelli protette o in forte regresso, e/o a distribuzione localizzata sulle Alpi. Sito storico di presenza di specie di lepidottero compresa nell'allegato II, legata a siti umidi e oggi in forte declino. Presenza di invertebrati dell'allegato II che indicano buona naturalità delle acque correnti.
Altre caratteristiche
Il sito si trova in corrispondenza delle risorgive che si trovano sulla destra idrografica del Fiume Brenta nei pressi dell'abitato di Selva di Grigno. L'acqua delle risorgive scorre per un tratto in una fitta boscaglia in cui prevalgono gli ontani. L'ontaneta nella parte occidentale lascia gradualmente il posto a colture agricole (prati da fieno, campi di mais) e a boschi di robinia.
Protezione e conservazione
È importante conservare le buone condizioni di naturalità che ancora caratterizzano il Fiume Brenta, limitando l'ulteriore diffusione delle specie erbacee alloctone (tramite ripetuti tagli mirati con mezzi leggeri nel periodo estivo e comunque prima della fruttificazione delle singole specie invasive) e la copertura eccessiva delle entità arbustive (tramite taglio e/o sradicamento manuale). Va inoltre mantenuta elevata la quantità d'acqua superficiale che caratterizza il biotopo evitando qualsiasi intervento di bonifica o di incanalamento delle acque e verificando al tempo stesso il grado di impermeabilità del fondo dei corpi idrici lentici artificiali realizzati di recente.
Nel recente passato il biotopo è stato oggetto di importanti e ben riusciti lavori di rinaturalizzazione nell'ambito del progetto Nemos che hanno tra l'altro previsto la realizzazione di corpi idrici lentici e il rallentamento del corso del fiume Brenta. Al termine dei lavori però in alcune aree sono rimaste ampie zone con terra nuda che sono state ben presto colonizzate da specie esotiche molto spesso a ciclo breve (es: Oenothera sp., Impatiens glandulifera, Erigeron annuus, ecc.) e da alcuni arbusti, determinando una profonda modificazione del soprassuolo vegetale. Alcuni corpi idrici artificiali inoltre presentano attualmente un livello d'acqua molto basso almeno nel corso di una parte dell'anno.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3130 - Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
È utile effettuare un'attenta sorveglianza del sito per evitare possibili atti di bracconaggio a danni degli uccelli ittiofagi.
Nel biotopo e nelle sue immediate vicinanze sono presenti concentrazioni relativamente elevate di uccelli ittiofagi. Gli aironi cenerini, ad esempio, suscitano i malumori dei gestori degli allevamenti trote e dei pescatori, in quanto accusati di essere pericolosi vettori di ittiopatologie nonché di consumare elevate quantità di pesci.
Monitorare regolarmente la qualità delle acque che vengono convogliate nel biotopo attraverso i suoi affluenti e le risorgive. Valutare l'opportunità di acquisire una parte delle proprietà private nella porzione centrale e più interessante dell'area protetta (in vicinanza dei nuovi stagni), se non altro al fine di procedere alla rinaturalizzazione di uno spazio funzionalmente importante, per ampliare ad esempio la fascia ecotonale tra la campagna coltivata e la zona umida. È importante continuare la pubblicizzazione presso i proprietari dei terreni siti nell'area protetta e a monte della stessa le misure previste dal PSR della P.A.T., come ad esempio la conservazione di aree prative non concimate, la costituzione e/o mantenimento di siepi, la conservazione di filari, piante isolate, boschetti, la manutenzione dei fossati e la realizzazione di colture a perdere.
All'interno dei confini del biotopo e nelle aree situate subito a monte dello stesso sono presenti estese coltivazioni di mais e alcuni prati stabili. È ragionevolmente ipotizzabile che vi sia un negativo apporto di sostanze chimiche nelle zone più delicate dell'area protetta, quali concimi (presenza di popolazioni estese di ortica), fitofarmaci e pesticidi in genere.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3130 - Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
- 6510 - Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
In considerazione della modestia delle greggi, della limitatezza del periodo di soggiorno nel biotopo, di regola pochi giorni sia in primavera che in autunno, pare opportuno tollerare i problemi in termini di eliminazione temporanea della copertura vegetale erbacea, di inquinamento organico, di disturbo in generale che questa forma tradizionale di sfruttamento economico del biotopo comporta.
Il biotopo è interessato dal transito delle greggi nel corso della transumanza tra le aree di monticazione estive e quelle planiziali di svernamento. La presenza temporanea delle greggi presenta innegabili vantaggi in relazione alla coprofagofauna ad esse associate. Anche l’azione di “pulizia” del greto dalla vegetazione infestante che le greggi attuano non è solo negativa in quanto consente la conservazione di ambienti aperti, preziosi per alcune specie floristiche e talune entità dell’entomofauna (es: Cicindela hybrida).
Il bosco nei tratti meglio conservati e più umidi (es: zone di risorgiva, lungo i corsi d'acqua) va lasciato alla libera evoluzione. Nelle rimanenti zone, ed in particolare dove il bosco è più giovane e fitto, può essere consentito il perpetuamento del trattamento a ceduo che dovrà però avere come fine la riconversione, sia dal punto di vista delle composizione specifica che della struttura, verso modelli più vicini alle fitocenosi boschive igrofile naturali. Eliminare i gruppi fitti o estesi di conifere che risultino localmente dominanti, al momento attuale o in prospettiva, senza però porsi come obiettivo la loro completa eradicazione, diminuire la pressione dei prelievi rispettando turni di almeno 30 anni e valorizzare le latifoglie nobili. Un importante obiettivo cui tendere è il contenimento dell’espansione della robinia e, in seconda istanza, la sua progressiva eliminazione. Si sconsiglia l’esecuzione di nuovi impianti artificiali; eventuali zone di incolto a struttura erbacea o arbustiva rappresentano
Il biotopo è caratterizzato dalla presenza di boschi igrofili che se in alcuni tratti si presentano in discrete condizioni, in altri settori appaiono degradati: ci sono zone con impianti artificiali soprattutto di resinose, territori con piante giovani che costituiscono una boscaglia fitta e poco strutturata, il cui sottobosco è dominato dai rovi, oppure aree dove la cenosi originaria è sostituita, più o meno completamente, da una boscaglia di robinia o di altre essenze banali (es: noccioli, sambuchi). Attualmente una parte di questi boschi igrofili è governata a ceduo.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
Vanno realizzati interventi ordinari e straordinari sul sistema delle acque (come pulizia dei canali e prelievo di specie competitive e/o alloctone) per favorire e assicurare il funzionamento di quanto già messo in atto per la diffusione e sostegno della marmorata.
All'interno del biotopo sono stati messi in atto negli anni scorsi numerosi interventi, finalizzati alla creazione di habitat idonei a favorire la trota marmorata in tutte le sue fasi di sviluppo (ad es. posa di soglie lungo i canali per facilitare la risalita in periodo riproduttivo, creazione di canali per lo sviluppo degli avannotti, posa di scatole Vibert con uova di marmorata).
Direttiva Habitat (Natura 2000)