Foci dell'Avisio
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 1,35 km²
- Tipo: ZSC
- Codice: IT3120053
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 1,35 km²Qualità
L'importanza del sito è dovuta alla presenza di un frammento di ambiente ripariale di fondovalle, distrutto quasi ovunque. Il sito è inoltre di rilevante importanza per la nidificazione, la sosta e/o lo svernamento di specie di uccelli protette o in forte regresso, e/o a distribuzione localizzata sulle Alpi. Presenza storica di lepidotteri compresi nell'allegato II e propri di zone umide integre, ora in forte declino. Presenza di invertebrati dell'allegato II che indicano buona naturalità delle acque correnti.
Altre caratteristiche
Ampia conoide quasi pianeggiante, formata da depositi alluvionali in prevalenza ghiaiosi, che si trova alla foce dell'Avisio nell'Adige, occupata da vegetazione pioniera dei greti fluviali e da vegetazione ripariale arbustiva e arborea.
Protezione e conservazione
È opportuno provvedere al mantenimento della situazione ambientale realizzata. È opportuno un intervento annuale di sfalcio del canneto (con allontanamento della biomassa) al fine rallentare l'interramento dei corpi idrici realizzati. Il periodo migliore nel quale attuare queste operazioni è quello tardo-autunnale o invernale, così da evitare di interferire negativamente con la biologia delle specie che vivono, stazionano o si riproducono nell'area protetta. Lo sfalcio, anche in considerazione della limitata estensione dell’area, andrà eseguito manualmente. È inoltre opportuno monitorare regolarmente la profondità dei bacini in modo da intervenire con nel caso questi vengano riempiti da limi e materiali solidi trasportati dai diversi corsi d'acqua.
La rettificazione dell’Adige e del tratto terminale del Noce hanno cancellato totalmente gli habitat che in passato facevano corteggio a questi corpi idrici, sostituendoli con aree agricole. Per cercare di porre rimedio a questa situazione nell'ambito del progetto Nemos si è provveduto a ricostruire un articolato sistema di corpi idrici in un’area denominata Ischiello (a sud dell’Idrovora di Zambana). In particolare sono stati realizzati tre stagni con profondità diversa, collegati tra loro e con il fiume Adige. Inoltre sono stati piantati salici e ontani neri allo scopo di ampliare il lembo di bosco umido. I lavori di scavo del sistema di zone umide hanno altresì consentito di eliminare una buona porzione della boscaglia di robinie che si stava insediando nell’area. L'area protetta è stato oggetto di interventi di recupero ambientale anche nel 1997, nell’ambito del Progetto LIFE Nibbio, durante il quale sono stati scavati nel settore più meridionale della golena dell’Avisio due stagni finalizzati alla creazione di un ambiente idoneo alla sosta e allo svernamento dell’avifauna acquatica e alla riproduzione degli anfibi.
Habitat interessati
- 3130 - Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
- 3220 - Fiumi alpini con vegetazione riparia erbacea
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
Al fine di ottenere il ripristino almeno parziale delle condizioni ittiche naturali si ritiene utile la bonifica del popolamento ittico dalle specie esotiche potenzialmente nocive (es: Trota fario di incerta qualità genetica) e il ripopolamento, tramite trasferimento controllato da altri ambienti e previa verifica del ripristino delle condizioni ambientali naturali, delle specie caratteristiche del popolamento ittico originario oggi assenti o scarsamente presenti (es: Trota marmorata e Temolo).
La presenza e l'elevata abbondanza di taxa esotici di pesci diffusisi ampiamente in tempi recenti lungo l'intera asta del medio corso del Fiume Adige a seguito soprattutto di immissioni accidentali ha determinato il regresso di molti dei taxa ittici autoctoni.
È opportuno interrompere la pratica dell’affitto delle aree coltivate lungo l'Adige, che una volta rientrate nel pieno possesso del Pubblico Demanio, dovranno essere riconvertite in direzione di un recupero delle tipologie ambientali che caratterizzano le sponde dei corsi d’acqua fondivallivi.
Alcuni terreni demaniali concessi in affitto che sono posti a fregio del corso del Fiume Adige ospitano degli appezzamenti di asparagi, in sponda destra, e di mais, in sponda sinistra, che mal si sposano con le finalità istitutive del biotopo.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
È prevista la graduale dismissione delle aree lavorazioni degli inerti e il successivo ripristino naturalistico di questi settori del sito fortemente degradati.
All’interno dell’area protetta, sulle sponde del torrente Avisio, sono localizzate due aree di lavorazione degli inerti. Si tratta di attività economica che preesistevano all’istituzione dell’area protetta e i cui impatti negativi sull’ambiente si fanno sentire soprattutto in termini di emissione di rumori, liberazione di acque di lavaggio degli inerti ricche di limi, produzione di polveri e in generale sottrazione di suolo agli ambienti naturali. Per quanto riguarda il primo punto va detto che la regolarità con la quale hanno luogo i lavori è tale da aver ormai consentito l’assuefazione della fauna agli stessi.
Pare opportuno tollerare i problemi in termini di eliminazione temporanea della copertura vegetale erbacea, di inquinamento organico e di disturbo in generale che la pastorizia comporta. Si potrebbe regolarizzare questa tradizionale pratica consentendo il solo transito delle greggi in transumanza, e l'ingresso di cani pastore al guinzaglio.
Il biotopo è interessato dal transito delle greggi nel corso della transumanza tra le aree di monticazione estive e quelle planiziali di svernamento. Le greggi, di dimensione modesta, rimangono per un periodo limitato nel biotopo (di regola pochi giorni sia in primavera che in autunno). Questa pratica tradizionale presenta innegabili vantaggi, per esempio favorendo la permanenza nell’area protetta di specie di insetti coprofaghe altrimenti destinate presumibilmente a scomparire. Anche l’azione di “pulizia” del greto dalla vegetazione che le greggi attuano non è solo negativa in quanto consente la conservazione di ambienti “aperti”, preziosi per talune entità floristiche e dell’entomofauna.
Sarebbe opportuna la stipula di un protocollo d’intesa con il Consorzio Atesino di Bonifica per una gestione attenta anche alle esigenze di flora e fauna del reticolo idrico di competenza dell’Ente in questione.
Un problema importante è costituito dalla gestione del reticolo idrico superficiale, in particolare di quello in sponda destra del Fiume Adige, che interessa le campagne poste a meridione dell’abitato di Zambana Vecchia. I rivi di questo settore del sito sono almeno in parte di origine artificiale, tracciati allo scopo di bonificare quella che in origine era un’area paludosa e in loco è infatti presente un’idrovora del Consorzio Atesino di Bonifica. Questi piccoli corpi idrici con il passare del tempo hanno tuttavia assunto caratteristiche di discreta naturalità e oggi sono utilizzati quale importante sito riproduttivo da molte specie di anfibi, vengono frequentati da uccelli acquatici e inoltre ospitano numerose specie di idrofite di elevato valore conservazionistico. Di particolare interesse si è rivelato in particolare il piccolo invaso situato poche centinaia di metri a monte dell’Idrovora delle Pasqualine e più in generale l’intera fossa delle Pasqualine.
Habitat interessati
- 3130 - Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
- 3220 - Fiumi alpini con vegetazione riparia erbacea
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
È necessario attuare una regolare sorveglianza dell’area protetta allo scopo di scoraggiare il ripetersi di deprecabili episodi di bracconaggio.
La presenza di specie panoramiche, come i rapaci, gli aironi, i cormorani i gabbiani, talune delle quali accusate di effettuare delle “stragi di pesci”, determina veri e propri atti di bracconaggio a cui si affiancano episodi di “vandalismo venatorio”, rivolti soprattutto nei confronti dei germani reali uccisi sparando da autoveicoli che percorrono le strade arginali.
È importante effettuare una piantagione di siepi e di gruppi di cespugli con salici ed essenze a frutto edule in corrispondenza dalle fasce di rispetto del viadotto in costruzione e lungo la pista ciclabile. Tali siepi potrebbero favorire le specie avifaunistiche migratrici attraverso la messa a disposizione di una preziosa fonte di cibo, fungere da schermo nei confronti dei trattamenti con fitofarmaci in corrispondenza dei meleti e limitare la diffusione delle polveri e dei rumori, in corrispondenza delle aree artigianali/industriali. Naturalmente è opportuno che le siepi non costituiscano due invalicabili “muri verdi”, ma piuttosto che siano qua e là interrotte.
Il biotopo ha una notevole importanza per l’avifauna, soprattutto per molte specie di uccelli migratori che si trovano e percorrere il “corridoio” rappresentato dalla valle dell’Adige e che in questo sito trovano uno dei pochi punti di sosta naturali sopravvissuti a secoli di modificazioni ambientali. La presenza di strade a forte percorrenza e della ferrovia provoca però forti disturbi che possono nuocere gravemente alle specie di uccelli presenti nel sito.
È importante effettuare gli sfalci nelle aree condotte a prato, che però non dovrebbero essere effettuati prima della seconda metà di luglio allo scopo di limitare il più possibile l’influenza negativa nei confronti delle nidificazioni di uccelli sul suolo.
Soprattutto lungo la golena del torrente Avisio sono presenti dei prati da sfalcio di proprietà del Demanio della Provincia Autonoma di Trento, che in parte verranno sostituiti dalla realizzazione dell'ampliamento della foresta alluvionale, prevista nell'ambito delle misure di mitigazione per il collegamento viario fra Trento Nord e la Rocchetta. Attualmente tali aree sono coltivate a prato e la loro conservazione appare importante al fine di assicurare la presenza anche futura di una tipologia ambientale che, pur banale dal punto di vista floristico e fitosociologico, è comunque preziosa per numerose specie di animali, dagli insetti delle erbe ad alcune specie di vertebrati che appare opportuno conservare anche per il futuro nel biotopo.
Habitat interessati
- 62A0 - Formazioni erbose secche della regione submediterranea orientale (Scorzoneretalia villosae)
Sarebbe assai opportuno che le operazioni di taglio nei boschi ripari seguissero quantomeno una modalità “a scacchiera”, così da avere alternativamente una qualche copertura arborea su almeno una delle due rive del corso d’acqua. Il taglio di queste fasce arborate dovrebbe aver luogo solamente quando nei tratti tagliati gli alberi si trovano già in una buona fase di crescita. In fase di esecuzione dei tagli sarebbe inoltre conveniente risparmiare qualche albero qua e là, così da permettere allo stesso di svilupparsi e invecchiare, fornendo preziosi siti di nidificazione per molte specie di uccelli. Per sopperire alla mancanza di legno morto sarebbe opportuno depositare in settori del biotopo al di fuori della fascia di possibile esondazione dei fiumi dei cumuli di legname da lasciar marcire. Si otterrebbe in questa maniera il risultato di incrementare la biodiversità dell’area fornendo sia all’avifauna che alla teriofauna che frequenta queste tipologie ambientali delle “oasi” preziose quali aree di nidificazione e rifugio.
I boschi ripari strettamente limitati alle rive dei corsi d’acqua vengono tagliati con una certa regolarità, per evitare problemi di ordine idraulico, in quanto il deflusso delle acque in occasione di eventi di piena verrebbe evidentemente ostacolato dalla presenza di alberi di grandi dimensioni. Un secondo ordine di problemi è legato all’utilizzo del biotopo da parte dagli uccelli migratori. Le indagini appositamente condotte hanno permesso di appurare la maggior valenza in questo senso della formazioni cespugliose piuttosto che dei boschi più maturi.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
Sono da prevedere interventi di pulizia delle aree inondabili del biotopo con cadenza semestrale, posteriormente alle piogge equinoziali.
Soprattutto in occasione delle piene, il fiume Adige e i suoi affluenti trasportano a valle una certa quantità di rifiuti e immondizie varie, abbandonandoli sul greto e sulla vegetazione che cresce lungo le sponde. È evidente che si tratta di una forma di inquinamento di carattere prevalentemente estetico, tuttavia non è opportuno sottovalutarla.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
Completamento degli interventi di compensazione proposti per riequilibrare l’incidenza dovuta alla realizzazione del viadotto all'interno dell'area protetta che consistono nell'ampliamento all’interno del SIC dell’Habitat 91E0 per una superficie di 5 ettari (l’area che sarà interessata dall’intervento di compensazione è attualmente occupata da medicai, prati falciati semiruderali e da praticelli xerici su cigli di erosione), nella realizzazione di piccoli invasi per gli anfibi nella zona al di sotto del viadotto e nelle fasce laterali da lasciare libere dalla vegetazione, destinate ad ospitare principalmente la popolazione di ululone dal ventre giallo (Bombina variegata) durante la fase di riproduzione, nella realizzazione di una nuova zona umida a fregio dell’Adige nella golena situata a nord, all’interno del SIC Foci dell’Avisio con realizzazione di habitat specifici per la ittiofauna.
È stato realizzato un collegamento viario fra Trento Nord e la Rocchetta, che attraversa il biotopo. L’incidenza dell'opera è risultata negativa sia per la fase realizzativa (occupazione del suolo per le strade di accesso e per la realizzazione del cantiere a carico dell’habitat 91E0; disturbo connesso alla distruzione degli habitat specifici e all’emissione di polvere e rumore dovuto all’utilizzo dei mezzi meccanici a carico di specie di interesse comunitario del SIC e alla avifauna stanziale che frequenta il sito come luogo di alimentazione e/o nidificazione), sia per la fase di esercizio del collegamento viario (sottrazione permanente di 3,3 ettari dell’habitat 91E0, dovuta all’erezione di un viadotto e alle fasce di rispetto dell’opera che devono essere mantenute sgombre dalla vegetazione per motivi di sicurezza e disturbo connesso all’aumento delle emissioni acustiche e luminose e di gas inquinanti a carico delle specie di interesse comunitario del SIC). Per motivi legati alla salute umana e alla sicurezza l'infrastruttura sarà comunque realizzata. Per riequilibrare l’incidenza negativa sono state redatte alcune misure compensative.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3130 - Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
- 3220 - Fiumi alpini con vegetazione riparia erbacea
- 3240 - Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos
- 3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion
È importante limitare l'ulteriore diffusione delle specie alloctone erbacee (tramite ripetuti tagli mirati con mezzi leggeri da effettuarsi periodo estivo e comunque prima della fruttificazione delle singole specie invasive) e la copertura eccessiva delle entità legnose invasive soprattutto della robinia e dell'ailanto.
Ampie zone del biotopo sono state colonizzate da specie esotiche invasive (es: Helianthus tuberosus, Solidago gigantea, Impatiens sp. ecc.) e da alcuni arbusti (es: robinia, ailanto), che che stanno modificando la struttura ambientale di porzioni non secondarie dell’area protetta in senso sfavorevole alle pregevoli essenze autoctone.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
Direttiva Habitat (Natura 2000)