Fiavè
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 1,37 km²
- Tipo: RNP, ZSC
- Codice: IT3120068
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 1,37 km²Qualità
Si tratta di una delle più grandi torbiere del Trentino, con una vegetazione molto differenziata, tra cui vaste praterie a molinia; il sito ha anche un grandissimo interesse archeologico, per il villaggio palafitticolo costruito nell'antico lago, poi progressivamente trasformatosi in torbiera. Area di interesse internazionale per il transito di molte specie migratrici a medio e lungo raggio nel periodo tardo estivo e autunnale (migrazione post-riproduttiva). Si tratta di un biotopo di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili. Il sito è inoltre di rilevante importanza per la nidificazione, la sosta e/o lo svernamento di specie di uccelli protette o in forte regresso, e/o a distribuzione localizzata sulle Alpi.
Altre caratteristiche
Vasta conca lacustre situata presso il centro omonimo (Giudicarie Esteriori), sbarrata verso il fondovalle da imponenti depositi morenici; fino alla metà del secolo scorso al suo centro era ancora presente un laghetto, oggi invaso da un denso canneto; sono presenti anche alcuni lembi di aggallato a carici e muschi. Numerose vasche di forma rettangolare, ricolme d'acqua, indicano che nella torbiera è stata cavata torba. La vegetazione è formata in gran prevalenza da prati umidi, in passato sfalciati; a seguito dell'abbandono della fienagione, i prati vengono progressivamente invasi da arbusti di salici e di frangola. Sono presenti habitat di particolare interesse non compresi nell'all.I della direttiva 92/43/CEE: Molinion (Gentiano - Molinietum) (10%), Alnetea glutinosae (10%).
Protezione e conservazione
Risulta particolarmente opportuno limitare l'avanzata degli arbusti a discapito dei prati umidi tagliando in maniera routinaria le essenze legnose che mostrano maggior vigore almeno nei settori del biotopo non ancora del tutto incespugliati. Al taglio delle essenze legnose dovrà seguire l'asporto delle biomasse, per mantenere quei pregevoli assetti vegetazionali che per secoli l'uomo provvide a modellare. Questi lavori dovrebbero essere realizzati evitando di intervenire contemporaneamente su ampie superfici ma diluendo piuttosto i lavori su di arco di tempo biennale o triennale. Lasciare invece procedere i fenomeni di colonizzazione ad opera di Frangula alnus e di Salix cinerea nei settori di più antico abbandono, dove cioè le linee di tendenza della successione secondaria sono più marcate e non più reversibili. Lasciare a libera evoluzione i saliceti e le altre formazioni igrofile.
Le specie arbustive del Salici-Franguletum stanno prendendo il sopravvento su molti prati umidi del biotopo andando così a delineare un nuovo quadro vegetazionale sempre più favorevole alle specie di ecotono. Questa successione sta determinando una rapida disidratazione del terreno e conseguente drastica riduzione dell’ecosistema palustre a cui è ovviamente collegato un impoverimento delle specie maggiormente legate alle aree umide soprattutto per quanto riguarda l’ornitocenosi e la flora. A tale riguardo non va assolutamente trascurata l’ipotesi che la “scomparsa” o comunque la contrazione numerica di alcune entità presenti in passato nella torbiera di Fiavè possano essere imputate anche, o soprattutto, a fattori estranei al biotopo.
È molto probabile che già nell’immediato futuro la disponibilità dei volontari del WWF non possa essere più assicurata, fatto questo che comporterebbe l’inevitabile ritorno alla situazione di partenza, a dir poco negativa per gli anfibi. La soluzione ottimale, e soprattutto definitiva, a questa situazione è rappresentata dalla realizzazione di sottopassi permanenti per la piccola fauna terricola. Si tratta certamente di una soluzione non indolore dal punto di vista finanziario, tuttavia i vantaggi sarebbero notevolissimi: funzionamento su tutto l’arco dell’anno; estensione della protezione oltreché agli anfibi anche a tutti gli altri piccoli animali terricoli; realizzazione di una barriera realmente continua; soluzione del problema del bracconaggio.
Varie specie di anfibi utilizzano la zona umida in qualità di stazione riproduttiva. Una minaccia è rappresentata dalla presenza lungo il lato sud-orientale della torbiera della S.S. 421 piuttosto trafficata, situazione che determina ogni primavera lo schiacciamento da parte delle auto in transito, di frazioni cospicue di anfibi che nei mesi primaverili sono costretti ad attraversarla. Negli ultimi anni la regolare messa in opera di un’apposita barriera “gestita” con notevole impegno da soci del WWF ha permesso di ovviare in gran parte a questa situazione negativa. Questa situazione però è ancora lungi dall’essere ottimale per una serie di motivi. A parte l'onerosità di questa operazione, vi è l’esistenza di accessi a molte proprietà che causa una serie di discontinuità nella barriera. Questa situazione è poi aggravata dalla scarsa sensibilità dimostrata da taluni operatori agricoli e forestali per i quali la barriera citata appare solo una sorta di fastidioso intralcio. Un ulteriore problema è rappresentato dal bracconaggio effettuato da alcuni locali che approfittano del fatto che la barriera per gli anfibi intercetta anche molte rane di montagna.
È assolutamente da evitare qualsiasi intervento che possa abbassare ulteriormente il livello della falda. Sul medio periodo è opportuno vigilare affinché gli specchi d'acqua non si chiudano. È ipotizzabile l'apertura di nuove raccolte d'acqua, visto il buon esito naturalistico di quelle già eseguite.
La progressiva riduzione dei corpi idrici della torbiera iniziata nell'ottocento a scopi soprattutto sanitari, accelerata a seguito dell'apertura di varie fosse di drenaggio e di deviazione delle sorgenti per facilitare l'attività industriale di estrazione della torba, e continuata poi con l'interramento naturale dei bacini rimasti, ha sottratto ambienti idonei alla fauna anfibia, ad alcune entità ornitiche (es: germano reale, gallinella d’acqua, cannareccione) e a preziose specie floristiche. Le attuali attività di scavo archeologico, con le tecniche e tecnologie avanzate possono essere fonte di perturbazione del regime delle acque che si vorrebbe in ogni caso mantenere in modo assoluto entro il biotopo. La creazione dei nuovi stagni nel settore settentrionale dell'area protetta ha rappresentato un intervento di gestione attiva capace di ostacolare questa tendenza, per lo meno garantendo una certa diversificazione delle raccolte d’acqua fondamentali per la conservazione e il mantenimento delle specie più legate agli ambienti umidi.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
- 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
- 7140 - Torbiere di transizione e instabili
- 7230 - Torbiere basse alcaline
È necessario sottolineare l’utilità delle operazioni di sfalcio del "fragmiteto asciutto", la cui efficacia si può ripercuotere in modo estremamente positivo sia sugli habitat di torbiera, cariceto e molinieto sia sulle specie floristiche e faunistiche più legate a queste situazioni. Ovviamente gli interventi dovrebbero essere programmati a rotazione sulle varie superfici del biotopo, concentrandosi sulle aree non ancora completamente invase della cannuccia di palude, in modo da mantenere sempre quella condizione di “mosaico ambientale” che tende a far accrescere la diversità floristica e che sembra soddisfare le esigenze ecologiche della maggior parte delle specie della fauna. Gli interventi, che dovranno ripetersi sulla stessa zona ogni 2-3 anni, dovranno essere effettuati nel periodo tardo-autunnale invernale con asportazione completa della biomassa prodotta.
La torbiera è occupata in prevalenza da una vegetazione erbacea di prati umidi che venivano regolarmente sfalciati fino a pochi anni fa e che in parte lo sono tuttora. L'abbandono dello sfalcio in diversi punti dell'area occupata dal molinieto e dal cariceto ha favorito la penetrazione, talvolta in forma massiccia e assolutamente dominante, della cannuccia di palude, con conseguente inaridimento del terreno, che ha favorito l'insediamento di specie arbustive a scapito delle specie legate alle praterie umide.
Habitat interessati
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
- 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
- 7140 - Torbiere di transizione e instabili
- 7230 - Torbiere basse alcaline
Evitare che vi sia un ingresso eccessivo e incontrollato di visitatori che vanno mantenuti lungo il percorso di visita. Evitare che gli scavi archeologici vengano effettuati nei periodi più critici per le specie faunistiche (ad esempio in corrispondenza della stagione riproduttiva).
Il flusso di turisti e di visitatori lungo il percorso di visita e il permanere di archeologi in prossimità dell'area palafitticola, anche se non impediscono la nidificazione e il permanere di pregiate popolazioni ornitiche in prossimità degli specchi d'acqua immediatamente adiacenti agli scavi, possono essere fonte di un diffuso disturbo della quiete del biotopo.
Monitorare la qualità delle acque del biotopo e in quelle in esso affluenti soprattutto per quanto riguarda la concentrazione di nitrati, di fosfati e di diserbanti. Razionalizzare l'uso dei liquami evitando il loro spargimento soprattutto nel periodo autunnale e invernale all'interno del bacino imbrifero dell'area protetta. Valutare l'opportunità di acquisire una parte delle proprietà private nella porzione centrale e più interessante dell'area protetta, se non altro al fine di procedere alla rinaturalizzazione di uno spazio funzionalmente importante, per ampliare ad esempio la fascia ecotonale tra la campagna coltivata e la zona umida. Pubblicizzare presso i proprietari dei terreni siti nella conca di Fiavè le misure previste dal P.S.R. per far cessare progressivamente la maiscoltura e far adottare metodi di agricoltura biologici necessari per la tutela delle importanti risorse naturali presenti nel biotopo, come ad es. la conservazione di aree prative non concimate, lo sfalcio ritardato dei prati (a metà di agosto), la costituzione di siepi, la conservazione di filari, piante isolate, boschetti, la manutenzione dei fossati ecc.
Un potenziale fattore di rischio ambientale importante è legato alle attività agricole che si compiono dentro e tutt'intorno alla Torbiera di Fiavè. Alcune colture, come quella del mais, hanno alta potenzialità inquinante (utilizzo di concimi, fitofarmaci e pesticidi in genere), cui si somma quella connessa all'utilizzo di liquami bovini, la cui disponibilità nel Lomaso è consistente. Se infatti la destinazione d'uso a prato stabile delle molte zone aperte della conca di Fiavè appare del tutto compatibile con la presenza del biotopo, una minaccia può essere l'eccessivo spargimento di liquami. L'azoto nitrico, soprattutto in autunno, non può essere recuperato dalle colture attraverso l'assorbimento radicale e finisce integralmente nel bacino protetto con le prime intense piogge equinoziali. In alcuni settori del biotopo l'abbondanza di Cirsium palustre testimonia questo eccessivo apporto di sostanze organiche. È comunque utile osservare che le acque di Fiavè godano in generale ancora di buona salute.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
- 6510 - Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
- 6410 - Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
- 7140 - Torbiere di transizione e instabili
- 7230 - Torbiere basse alcaline
Attuare alcuni interventi di naturalizzazione, come la conservazione di alcuni esemplari delle varie essenze (un paio di individui ad ettaro in media), che in seguito dovrebbero essere lasciati indisturbati fino a deperimento (ed anche oltre, lasciando la pianta morta in loco), per favorire la moltiplicazione, oltre che delle specie ornitiche di maggior valore, anche quella dell'ornitocenosi boschiva. Evitare turni inferiori ai 25 anni che tendono a far regredire la faggeta verso i corileti e i tagli a raso, orientandosi verso il ceduo composto o matricinato oppure favorendo il processo di conversione in fustaia valorizzando le latifoglie nobili a discapito delle conifere. Per quanto riguarda i rimboschimenti di peccio più recenti, evidenti per la disposizione in appezzamenti geometrici, potrebbero risultare utili alcune azioni per conferirgli un aspetto meno artificiale come ad esempio azioni di diradamento e creazione di una cintura arbustiva irregolare intorno alle piantumazioni.
La superfici boscate per quanto molto meno pregevoli dal punto di vista naturalistico rispetto agli ambienti di zona umida, rivestono un elevato significato per molte specie di animali, specialmente uccelli quali picidi e strigidi, e quindi, in generale per il valore ecologico/funzionale dell’intera area protetta.
Habitat interessati
- 9130 - Faggeti dell’Asperulo-Fagetum
Direttiva Habitat (Natura 2000)