Canneto di Levico
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 0,1 km²
- Tipo: RNP, ZSC
- Codice: IT3120039
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 0,1 km²Qualità
Porzione di lago eutrofico con una zonazione della vegetazione completa di tutte le sue componenti, dalle acque del lago fino alle rive; di particolare interesse il "lamineto" e il lembo di bosco paludoso di ontani, ormai scomparso quasi ovunque a causa delle bonifiche e dei dissodamenti. Il sito è inoltre di rilevante importanza per la nidificazione, la sosta e/o lo svernamento di specie di uccelli protette o in forte regresso, e/o a distribuzione localizzata sulle Alpi. Presenza di specie di invertebrati dell'allegato II che indicano l'esistenza di nuclei di latifoglie in buone condizioni di naturalità. Presenza di invertebrati dell'allegato II che indicano buona naturalità delle acque correnti.
Altre caratteristiche
Ansa orientale del Lago di Levico (Valsugana), con vegetazione a ninfee e canneto; sulle rive del lago è presente qualche lembo di vegetazione delle torbiere di transizione e un bosco paludoso di ontano nero. Sono presenti habitat di particolare interesse non compresi nell'all.I della direttiva 92/43/CEE, in particolare: Alnetea glutinosae (10%), Phragmition (canneti) (10%).
Protezione e conservazione
I boschi igrofili, dove maggiore è la rilevanza ambientale e naturalistica e dove più spiccati sono i caratteri di naturalità del soprassuolo, dovranno essere lasciati ad evoluzione naturale.
A partire dagli anni '50 le rive del Lago di Levico sono state interessate da una sempre più forte antropizzazione, che ha determinato una generale perdita di biodiversità, in passato estremamente ricca. Alcune specie e associazioni sono scomparse, altre associazioni hanno subito una forte riduzione e sono ora ridotte a pochi lembi disgiunti e fortemente degradati. Particolarmente grave è stato l’impatto antropico nella zona delle ontanete paludose che sono state ovunque distrutte o fortemente degradate, ad eccezione del lembo residuo contenuto all’interno del biotopo protetto.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
L'accesso alle sponde del lago e, in particolare, ai canneti dev'essere limitata alle sole necessità di servizio. Va quindi impedito l'accesso alle zone maggiormente delicate del biotopo da parte dei fruitori delle strutture ricreative e dei pescatori (divieto di pesca). Quest'esigenza suggerisce la creazione di barriere che impediscano o, quanto meno, disincentivino il transito nel cuore del biotopo. Queste barriere potrebbero essere rappresentate da fitte siepi di specie botaniche locali, ovvero semplici steccati che evidenzino, anche attraverso appositi cartelli, la funzione di tutela dell'area individuata come biotopo di interesse provinciale. Per contro, il possibile carico turistico potrebbe essere invogliato a seguire un percorso alternativo rispetto a quello che attualmente si dipana lungo la riva. Si suggerisce pertanto di tracciare un nuovo percorso pedonale più esterno e di fornirlo di opportuna segnaletica.
Il biotopo, adiacente ad un campeggio, si colloca a valle della strada provinciale del Colle di Tenna, che segna il confine sud-occidentale dell'area protetta. Dalla strada e dalla zona turistica si dipartono dei brevi sentieri che conducono direttamente al lago di Levico e che, in linea di principio, potrebbero essere fonte di disturbo. Questi sentieri sono utilizzati da turisti, escursionisti, biker e da pescatori che, soprattutto durante l'estate, frequentano l'area. L'impatto di queste attività può essere ritenuto moderatamente negativo per la funzionalità biologica del sistema. Vi sono inoltre alcuni pontili da cui parte un sentiero che si estende, all'esterno del canneto, lungo tutto il tratto di riva fino alle sponde meridionali del lago, che rappresentano i luoghi più idonei all'attività di pesca. Questo sentiero interrompe la continuità della serie vegetazionale che dal canneto conduce fino all'ontaneta e il passaggio, sia pur non troppo intenso, da cui è interessato è da considerarsi nettamente negativo per il disturbo che procura all'avifauna.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
Controllare l'efficienza della serie di boe tra loro catenate e ancorate al fondo in prossimità del confine dell'area protetta. Verificare che su alcune boe sia collocato un cartello che dia informazioni circa il significato dell'ostacolo ed inviti al rispetto delle risorse interne al biotopo. Dei divieti di accesso al biotopo per via d'acqua e delle relative motivazioni, in ogni caso, dovrà essere informato, nei modi più opportuni, chiunque disponga di natanti sul lago o acceda al noleggio di questi.
Gli stabilimenti balneari ai confini nordorientali e il ripido versante boscato nella parte meriodionale fanno si che la maggior parte del disturbo antropico abbia origine dallo specchio d'acqua antistante il canneto.
Habitat interessati
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
Le aree boscate di versante dovrebbero essere soggette a quelle prescrizioni gestionali che le possano indirizzare verso un'armoniosa evoluzione in sintonia con la natura dei luoghi. L'assetto verso cui il bosco dovrebbe tendere è quello del querco-carpineto mesofilo, all'interno del quale dovrebbero trovare adeguata collocazione le latifoglie nobili. In sostanza gli interventi dovranno essere finalizzati a conservare la variabilità compositiva e strutturale dell'ambiente forestale, perseguendo contemporaneamente la rinaturalizzazione delle aree caratterizzate dall'eccessiva presenza di resinose e/o dalla forte presenza di robinia. Dovrà comunque essere posta notevole attenzione a non creare discontinuità nella copertura in modo da contenere il più possibile l'ulteriore invasione di quest'ultima. Si dovrà inoltre contenere la degradazione della vegetazione (alta copertura di rovi nel sottobosco) determinata dall'irrazionale utilizzo dei popolamenti forestali esistenti, allungando viceversa il turno in modo da consentire un aumento della massa unitaria con un incremento dei valori medi di diametro e volume.
La modesta fascia di bosco non igrofilo che corona il biotopo nella sua parte meridionale, a valle della S.P. 16, è caratterizzata dalla presenza di latifoglie nobili, all'interno delle quali si trovano nuclei di abete rosso e di robinia, specie da ritenersi non in sintonia con la composizione naturale di queste aree boscate. Proprietario risulta essere il Comune di Tenna, anche se il territorio ricade amministrativamente entro i confini del Comune di Levico.
Habitat interessati
- 9110 - Faggeti del Luzulo-Fagetum
È necessario provvedere con regolarità ad una continua pulizia dell’area protetta, sia dal lato verso terra che da quello verso il lago (una operazione quantomeno annuale di ripulitura, da attuarsi preferibilmente nel periodo autunnale/invernale quando l’intralcio causato dalla vegetazione è ridotto, il canneto più accessibile e il disturbo all’avifauna acquatica ridotto).
La relativamente elevata frequentazione antropica dell’area e la vicinanza con centri abitati hanno come possibili conseguenze la formazione di accumuli di sporcizia e di piccole discariche di materiali inerti, che probabilmente non hanno un grave impatto diretto sul funzionamento delle comunità vegetali e animali all'interno del biotopo, ma che sono segni visibili di una cattiva gestione del territorio.
Si suggerisce un puntuale intervento di sfalcio (con asportazione della biomassa) della cannuccia di palude nell'area del molinieto e dei cariceti, da eseguire manualmente nel periodo autunnale-invernale. Da valutare la possibilità di tagliare alcuni ontani nelle situazioni di molinieto ancora recuperabili.
Le zone paludicole all'interno del biotopo rappresentano oggi il lembo residuale di un'area umida notevolmente più estesa che fino a pochi decenni fa si estendeva lungo l'intera sponda meridionale del Lago di Levico. Esternamente al canneto si estendeva una fascia di prati acquitrinosi, che venivano regolarmente sfalciati dai contadini. Questa attività agricola permetteva il mantenersi nel tempo di numerose specie floristiche divenute oggi assai rare oppure addirittura scomparse. Questo stato di cose è rapidamente cambiato soprattutto per effetto di un'attività turistica sempre più consistente e dell'abbandono degli sfalci. Alcune associazioni e alcune specie, soprattutto di prato umido, sono ormai scomparse per la prepotente avanzata della cannuccia di palude e di alcuni arbusti, che tendono a monopolizzare (e banalizzare) la vegetazione, con conseguenti ripercussioni sulla flora e sulla fauna associate.
Direttiva Habitat (Natura 2000)