Canneti di San Cristoforo
Dettagli dell'Area Protetta
- Estensione: 0,09 km²
- Tipo: RNP, ZSC
- Codice: IT3120042
- Sito web ufficiale
Superficie
Superficie totale: 0,09 km²Qualità
Lembo di vegetazione lacustre, in particolare canneto, in un'ansa di lago eutrofico, a cui fa da cornice un'ontaneta, che però in parte è stata drenata. Il sito è inoltre di rilevante importanza per la nidificazione, la sosta e/o lo svernamento di specie di uccelli protette o in forte regresso, e/o a distribuzione localizzata sulle Alpi. Presenza storica di invertebrati dell'allegato II indicatori di zone umide integre, in forte declino. Presenza di invertebrati dell'allegato II che indicano buona naturalità delle acque correnti.
Altre caratteristiche
Ansa occidentale del Lago di Caldonazzo (Valsugana), con un vasto canneto; nello specchio d'acqua è presente qualche gruppo di ninfea gialla. La vegetazione delle rive è formata in prevalenza da prati umidi e ontanete a ontano nero. Sono presenti habitat di particolare interesse non compresi nell'all.I della direttiva 92/43/CEE, in particolare: Phragmition (canneti) (30%).
Protezione e conservazione
È necessario provvedere con regolarità ad una continua pulizia dell’area protetta, sia dal lato verso terra che da quello verso il lago (una operazione quantomeno annuale di ripulitura, da attuarsi preferibilmente nel periodo autunnale/invernale quando l’intralcio causato dalla vegetazione è ridotto, il canneto più accessibile e il disturbo all’avifauna acquatica ridotto) e alla risistemazione del percorso di visita e delle torrette, per garantirne costantemente la funzionalità e la fruibilità.
L'area protetta è posta in vicinanza di centri abitati, stabilimenti balneari, punti di ristoro e spiagge molto frequentate. Ciò ha determinato in passato una forte riduzione della diversità vegetazionale (alcune associazioni sono scomparse e altre sono state fortemente degradate) e una diminuzione degli spazi occupati dalla vegetazione naturale. Anche l'incendio doloso appiccato il 20 aprile 1997 ha contribuito parzialmente a banalizzare il sito. Attualmente la presenza delle strutture ricreative determina impatti differenti, quali il rumore, le luci, gli sconfinamenti di natanti e di surf (limitati comunque dalla presenza delle boe sui confini del biotopo) e l’elevata frequentazione antropica dell’area (che ha come possibili conseguenze la formazione di accumuli di sporcizia e la presenza di atti vandalici). Va segnalato il particolare regime di brezze che, con superiore frequenza rispetto alle altre direzioni, spirano dal lago verso la costa settentrionale, apportandovi quanto l'incuria ha fatto altrove depositare nel lago.
Non vi sono motivi che inducano a ritenere che il disturbo acustico, per altro costante e quasi regolare, costituisca fattore limitante alla permanenza delle specie ornitiche censite; vi sono invece validi motivi per ritenere che la creazione di barriere, in forma soprattutto di siepi dense, costituite da specie arbustive ed arboree autoctone, poste ai margini delle strade e della ferrovia, costituisca una importante soluzione all'abbattimento di una parte del rumore veicolare e dell'inquinamento corpuscolare prodotto dagli automezzi. Nella stessa maniera si dovrebbero proteggere le aree più sensibili, o vulnerabili, del biotopo, dal contatto diretto dei visitatori che percorrono il sentiero perilacuale. Nell'uno e nell'altro caso si otterrebbe anche una sorta di fascia ecotonica, il cui positivo effetto si manifesterebbe sulla complessità delle zoocenosi vertebrate e invertebrate del sito.
La porzione orientale dell'area protetta confina direttamente con la trafficatissima S.S. 47, portatrice di rumori e di polluenti di accertata tossicità. La porzione occidentale invece è delimitata dalla ferrovia e dalla S.P. 1, che corrono per lungo tratto parallele alla costa lacuale. Ad esse si aggiunge, con impatti solo apparentemente più modesti, lo stradello perilacuale che costeggia tutto il canneto.
L'attività agricola che si svolge a monte del fragmiteto, su suoli già organizzati stabilmente, pur ricadendo entro i confini del biotopo non pare debba essere limitata o vincolata, se non per quanto attiene l'impiego di fattori colturali a rischio. Va invece attentamente controllato il limite attuale dei coltivi, ad evitare una continua erosione dell'ambito "naturale" del biotopo, come pare sia più volte accaduto nel più recente passato.
Nella porzione orientale dell'area protetta sono presenti alcune colture (un modesto frutteto, prati falciati, campi di mais e orti), che tendono progressivamente ad erodere spazi al canneto, riducendone lo spessore in direzione del lago.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
Monitorare regolarmente la qualità delle acque che vengono convogliate al lago attraverso il biotopo. Valutare l'opportunità di acquisire una parte di proprietà privata nella porzione orientale dell'area protetta, se non altro al fine di procedere alla rinaturalizzazione di uno spazio funzionalmente importante, per ampliare ad esempio la fascia ecotonale tra la campagna coltivata e la zona umida e dare nuovo respiro alla vita che si compie nel biotopo. Si potrebbero inoltre pubblicizzare presso i proprietari dei terreni siti a monte del lago le misure previste dal Piano di Sviluppo Rurale della P.A.T. per far adottare metodi di agricoltura alternativi e/o biologici necessari per la tutela delle risorse naturali presenti nel biotopo.
È ragionevolmente ipotizzabile che vi sia un negativo apporto di sostanze chimiche nel biotopo, quali concimi (presenza di popolazioni quasi pure di ortica), fitofarmaci e pesticidi in genere, impiegati nell'agricoltura che si compie a monte dell'area protetta, non tanto nel modesto coltivo contenuto entro i suoi confini, ma soprattutto nella piana che da Pergine scende verso il lago.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
- 3150 - Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
- 6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
- 6510 - Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
Sarebbe auspicabile un'interruzione della frequentazione del "Foss dei gamberi", magari rendendo inaccessibile la zona con barriere naturali quali siepi e o fossati. La riapertura, o lo scavo ex novo, di alcune pozze collegate da brevi canali nell'area tra il fragmiteto e i coltivi avrebbe il triplice vantaggio di impedire la frequentazione antropica, di aumentare la fascia di contatto tra il canneto e gli specchi d'acqua libera, favorendo le specie ornitiche che frequentano tale ecotono (tuffetto, tarabusino e gallinella d'acqua), e, infine, di favorire la riproduzione di alcuni anfibi è necessario aprire periodicamente la foce del fosso per favorire il passaggio dei pesci e abbassare l'alveo del ramo asciutto per ripristinare l'originaria circolazione.
Gli interventi di rinaturalizzazione effettuati dal 1989 hanno consentito di aumentare l'interfaccia tra lago e riva incrementando i siti potenziali di nidificazione per quelle specie di uccelli acquatici che costruiscono il loro nido tra la vegetazione palustre nelle immediate vicinanze dell'acqua. Il “Foss dei gamberi” sta assumendo un aspetto sempre più strutturato con il passare degli anni: lo sviluppo della vegetazione e l’accresciuta complessità ambientale fanno si che quest'area vada acquistando sempre maggior valore conservazionistico. L’elevata estensione della fascia a fragmiteto, e la presenza di ampi settori di “canneto asciutto” contribuiscono a mantenere diversificata l’ornitocenosi, offrendo habitat idonei alle diverse specie di uccelli sia di canneto che prettamente acquatiche. Permane però il notevole disturbo della zona: è ad esempio ancora molto frequentato un “sentierino” che raggiunge la foce, rendendo così possibile l’accesso a piedi ad una delle zone più importanti e delicate dell’area protetta.
È auspicabile un controllo della robinia che, soprattutto nella porzione occidentale del biotopo, sta prendendo piede in maniera rilevante. Si potrebbe intervenire lungo la scarpata ferroviaria andando progressivamente a ripiantumare la zona, una volta asportate le robinie, con essenze tipiche delle siepi, ricostituendo la fascia di vegetazione ripariale e realizzando una sorta di “barriera protettiva” naturale.
La porzione occidentale del biotopo sta acquistando sempre maggior importanza faunistica con l’andare degli anni. Tutti gli interventi messi in atto, quali la chiusura degli approdi e il divieto di frequentazione della scarpata ferroviaria, hanno garantito un aumento della qualità ambientale dell’area. Si assiste ad una progressiva espansione delle specie ornitiche che frequentano la zona e tale fenomeno può ritenersi ancora in atto. Un possibile elemento di minaccia è costituito dalla robinia che tende ad intaccare la naturale evoluzione vegetazionale delle sponde, soprattutto sulla scarpata della ferrovia. Questo fenomeno porta ad un progressivo impoverimento qualitativo degli habitat ripariali ostacolando tra l'altro l’insediamento delle specie ornitiche di maggior pregio.
Habitat interessati
- 91E0* - Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
Sfalciare in inverno a scacchiera il canneto asciutto. Questi lavori dovrebbero essere realizzati evitando di intervenire contemporaneamente su tutta l'estensione del canneto ma diluendo piuttosto i lavori su di arco di tempo biennale o triennale.
La porzione più interna del canneto nella porzione occidentale del biotopo, a S di Villa Romanesi, è oggi parzialmente colonizzata da arbusti invasivi (luppolo, calistegia, ecc.) e ortica. La complessità dei canali e dei meandri precedentemente creati con i lavori di rinaturalizzazione, ritenuti fondamentali per la riproduzione di numerose specie di uccelli acquatici, è in parte semplificata dall'accumulo di biomassa.
Direttiva Habitat (Natura 2000)